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Il deserto dietro il sipario e la speranza della rinascita: la parabola del Carlo Gesualdo

In AVELLINO, CAMPANIA, INSERTI CULTURA, OPINIONE
Agosto 06, 2026
Dalla gloriosa eredità dello storico Teatro San Ferdinando al declino delle ultime amministrazioni, fino alla scommessa per il riscatto dello spettacolo dal vivo ad Avellino.

Un teatro non è semplicemente la somma delle sue mura, delle sue poltrone di velluto o delle sue quinte di scena. Un teatro è un organismo vivente, un polmone civile la cui gittata respiratoria misura lo stato di salute morale, culturale e intellettuale dell’intera comunità che lo ospita. Avellino vanta una nobile e antica vocazione lirica e drammaturgica: la storia del Carlo Gesualdo richiama infatti da vicino quella del glorioso Teatro San Ferdinando, presidio della vita cittadina tra Ottocento e Novecento. E proprio come nelle stagioni d’oro del San Ferdinando, il Gesualdo ha vissuto negli anni trascorsi un’epoca di straordinario splendore, grazie al lavoro dei suoi storici presidenti e, in particolar modo, alla presidenza di Luca Cipriano, già alla guida anche del Conservatorio “Domenico Cimarosa”. In quella felice stagione, l’istituzione teatrale e il conservatorio dialogarono costantemente, offrendo spazio ai giovani talenti locali, allestendo cartelloni di pregio assoluto e portando in scena prime ed edizioni innovative. Tuttavia, quando la visione politico-culturale viene meno, ciò che resta è soltanto il silenzio.

Il regresso e lo smantellamento della macchina teatrale

Negli anni più recenti, sotto le gestioni amministrative di Gianluca Festa e Laura Nargi, si è assistito a un regresso sistematico che ha progressivamente impoverito la struttura del suo valore materiale e immateriale. Entrare al Gesualdo negli ultimi tempi ha restituito una dolorosa sensazione di desolazione: uffici interni chiusi, presidi organizzativi smantellati, una macchina burocratica ridotta ai minimi termini. Un teatro privo di vita quotidiana cessa di essere un luogo di fermento e di produzione per diventare mero contenitore in affitto, vuoto di ideas prima ancora che di persone. “Dalle grandi stagioni innovative al rischio dell’oblio: la storia del Gesualdo dimostra che il teatro vive solo grazie a una sinergia profonda tra le istituzioni del territorio e i suoi talenti”.

L’epurazione delle eccellenze e l’isolamento istituzionale

L’aspetto più ferale di questa ritirata culturale è risieduto nell’epurazione delle eccellenze nate e cresciute al suo interno. Emblematico il caso del Coro di Voci Bianche e Giovanile del Teatro Carlo Gesualdo, diretto con indiscutibile professione e passione dal Maestro Cinzia Camillo. Il coro non era un semplice elemento decorativo, bensì un presidio didattico ed educativo di primo livello, capace di avvicinare generazioni di giovani alla musica polifonica e di portare il nome di Avellino al di fuori dei confini provinciali. Smantellare un’esperienza simile ha rappresentato un atto di grave disattenzione verso le giovani intelligenze locali. A ciò si è aggiunto un grave isolamento istituzionale determinato dal taglio netto dei rapporti con il Teatro Pubblico Campano. Se fino al 2019 la collaborazione con il TPC aveva garantito cartelloni di respiro nazionale ed europeo, lo strappo ha condannato il Gesualdo all’improvvisazione, privando abbonati e appassionati della continuità di un circuito regionale consolidato. Una deriva accentuata dalla scelta di direzioni artistiche esterne sia all’Irpinia sia alla Campania, quasi a voler sancire una presunta e inaccettabile incapacità del territorio di esprimere figure all’altezza.

La scommessa per la rinascita e il riscatto della dignità

Oggi, tuttavia, si apre uno squarcio di speranza per la vita culturale cittadina. Con il ritorno di Luca Cipriano al governo della cultura come Assessore, la città di Avellino intraprende il cammino per ritrovare quegli splendori che nel 2016 la posizionarono tra le realtà più vivaci dello spettacolo dal vivo nel Mezzogiorno. Ricucire lo strappo con le radici musicali e teatrali della città, riaprire gli spazi alla formazione, valorizzare i talenti irpini e restituire al Carlo Gesualdo la centralità che fu già del San Ferdinando non è soltanto una sfida gestionale: è l’atto fondativo di una ritrovata dignità culturale per l’intera città.

Fase Storica        Scelte Gestionali e Azioni     Impatto sulla Comunità

Stagione d’Oro (Presidenza Cipriano) Dialogo costante col Conservatorio Cimarosa, cartelloni eccellenti, prime ed edizioni innovative.       Spazio ai giovani talenti locali e posizionamento di Avellino ai vertici del Sud Italia (2016).  Declino Recentissimo (Festa – Nargi)         Smantellamento presidi, chiusura Coro Voci Bianche, taglio TPC, direzioni artistiche esterne.      Struttura ridotta a mero contenitore in affitto, impoverimento materiale e immateriale.  Prospettiva Attuale (Ass. Cipriano)    Ricucitura radici teatrali, riapertura alla formazione, rilancio del circuito regionale.  Rifondazione della dignità culturale della città e centralità dello spettacolo dal vivo.

di Raffaella Bellezza