La recente situazione logistica internazionale mostra un’evoluzione mista per il Porto di Trieste. Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, ha evidenziato trend divergenti che interessano il settore marittimo al margine della tavola rotonda tenutasi all’Università di Trieste. La crisi mediorientale con specifico riferimento alla crisi del Canale di Suez sembra delineare nuovi scenari per il traffico portuale.
D’Agostino ha sottolineato come il segmento dei trasporti container sia in ristagno a causa delle complessità legate a Suez, creando una diminuzione nel transhipment, ovvero nel trasbordo della merce da una nave all’altra. Trieste, in particolare, si sarebbe trovata ad affrontare una naturale riduzione di questo genere di attività visto il suo posizionamento geografico, favorendosi per trasporti che arrivano da Gibilterra piuttosto che da Suez. Il calo del transhipment non si è tradotto solo in minori volumi di traffico, ma si rispecchia anche nella richiesta di lavoro portuale, un segnale preoccupante per l’economia locale e per il settore.
Nonostante il trend sfavorevole, il presidente ha mantenuto un approccio ottimistico verso gli scambi intra-Mediterranei, che stanno mostrando segnali positivi. In particolare, il traffico ro-ro, cioè quello relativo ai traghetti che trasportano veicoli rotabili inclusi carri ferroviari, automobili e camion, sta registrando una crescita notevole. La preferenza verso questo tipo di trasporto potrebbe essere dovuta alla sua efficienza e flessibilità, aspetti premiati in un contesto di incertezza e cambiamento.
Un altro aspetto incoraggiante è rappresentato dal mantenimento dei livelli di traffico diretti all’introduzione delle merci, che non hanno mostrato segnali di flessione. Tuttavia, la preoccupazione rimane viva: se la crisi legata al Canale di Suez dovesse persistere, potrebbe costringere i clienti che tradizionalmente passano per Trieste a rivedere le loro decisioni logistiche.
In conclusione, il Porto di Trieste si trova a un bivio critico. L’impasse del Canale di Suez potrebbe rivelarsi sia un’opportunità che una minaccia, a seconda di come l’autorità portuale e gli operatori del settore sapranno adattarsi e rispondere alle mutevoli esigenze del commercio internazionale. La sicurezza di un rilancio, tuttavia, si sta già avvertendo nel segnale di crescita del traffico ro-ro che potrebbe disegnare i contorni di una nuova era per il Porto adriatico.
