La cessione del Milan, già avvolta in un velo di mistero e perplessità, approda ad un’ulteriore fase inquisitoria. La Procura di Milano ha intensificato le indagini sulla vendita avvenuta nell’agosto di due anni fa, eseguendo perquisizioni che coinvolgono figure chiave del club rossonero. Al centro del dibattito la questione della reale proprietà del Milan e il ruolo del Fondo Elliott, che, nonostante la vendita ufficiale al Fondo RedBird, sembrerebbe conservare un’influenza dominante sul club.
Questa svolta investigativa segue un iter già avviato mesi addietro, originato da un esposto presentato da Blue Skye, l’ex socio di minoranza in lite giudiziaria con Elliott, culminato oggi nell’apice delle perquisizioni, che includono anche l’ad Giorgio Furlani e Ivan Gazidis, attuale e precedente amministratore delegato del Milan. Entrambi sono indagati per ostacolo alle funzioni di vigilanza della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), al pari di altri due amministratori legati al controllo del club.
Gli elementi finora raccolti dagli inquirenti delineano un quadro di presunto occultamento: Elliott avrebbe mascherato il proprio persistente controllo alla FIGC, forse non rivelando comunicazioni obbligatorie o presentando informazioni distorte. Un’azione che pone la società di fronte al rischio di rilevanti sanzioni sportive sia a livello nazionale sia internazionale, data la potenziale violazione del Regolamento UEFA, legata ad un conflitto di interessi con il Lille, un’altra società di calcio controllata dallo stesso fondo.
La Rossoneri Sport Investment, società tramite la quale il Fondo Elliott avrebbe ceduto il Milan a RedBird, viene sottolineata nella sua mancata variazione dei membri del board di AC Milan spa, nonostante il cambio proprietario. Si sospetta che la maggior parte dei capitali coinvolti nella compravendita provenga da fonti non direttamente riconducibili a RedBird.
Analizzando comparativamente le strutture societarie comunicate al termine del cosiddetto “closing” e quanto riportato nelle successive comunicazioni alla commissione FIGC, non emergono differenze sostanziali, lasciando sospetti sulla veridicità del passaggio di proprietà. Emergono particolarità curiose come l’identità di indirizzo in Delaware tra acquirente e venditore e l’omissione di parti di un verbale d’assemblea riguardanti trattative di cessione del Milan, poi cancellate prima della trasmissione alla FIGC.
Con l’esecuzione dei sequestri odierni di apparecchiature elettroniche, i magistrati cercano di dipanare la rete di incertezze che ancora avvolge l’operazione di vendita del club, delineando l’esatta composizione proprietaria attuale che potrebbe avere future implicazioni anche a seguito delle voci di un interesse da parte di investitori arabi nella società.
Dal canto suo, il Milan sottolinea la propria estraneità al processo in corso, riaffermando di offrire la massima collaborazione alle autorità giudiziarie. Resta da vedere quali sviluppi emergeranno man mano che le indagini procederanno, mettendo in luce i dettagli dell’affare che continua a tenere con il fiato sospeso il mondo del calcio italiano.
