Fa discutere la decisione di Alto Calore Servizi, società che gestisce il servizio idrico e attualmente in concordato, di procedere alla nomina di due dirigenti a partire dal 9 gennaio scorso. Una scelta che, secondo quanto denunciato dalla Lega, sarebbe avvenuta nonostante le figure non risultino previste nella pianta organica e in assenza di una preventiva valutazione dei titoli. A sollevare il caso è Franco Rauseo, Coordinatore provinciale irpino dei Dipartimenti Tematici della Lega, che parla apertamente di “interrogativi seri e legittimi sul metodo di gestione adottato”, soprattutto alla luce del delicato percorso di risanamento che la società sta attraversando. Secondo Rauseo, a destare ulteriore preoccupazione è il fatto che le nomine sarebbero state effettuate sulla base del parere di un avvocato di parte, con la sola firma dell’Amministratore Unico, senza alcun passaggio di condivisione con i soci pubblici di Alto Calore. “Una modalità – sottolinea – che appare distante dai principi di trasparenza e collegialità che dovrebbero guidare una società interamente partecipata dagli enti locali”. Da qui le domande rivolte direttamente ai sindaci soci delle province di Avellino e Benevento: sono stati informati di queste decisioni? Hanno potuto valutarne la legittimità, l’opportunità e la coerenza con il piano di risanamento? E soprattutto, intendono chiedere la convocazione di una nuova Assemblea dei soci per fare piena luce sulla vicenda? “Ci troviamo in una fase delicatissima per il futuro del servizio idrico – afferma Rauseo – che richiederebbe rigore amministrativo, trasparenza e una reale condivisione istituzionale. Invece, ancora una volta, assistiamo a scelte calate dall’alto, prive di un chiaro quadro organizzativo e di un confronto democratico con gli enti proprietari”. Il coordinatore irpino della Lega non risparmia una critica politica più ampia, chiamando in causa il centrosinistra che governa la Regione Campania: “È questo il modello di ‘buona amministrazione’ che continua a rivendicare? È questa l’idea di gestione dell’acqua pubblica che si vuole imporre ai territori?”. Infine, l’appello ai primi cittadini: “I sindaci, in quanto rappresentanti delle comunità e soci della società, hanno il dovere di intervenire, chiedere chiarimenti e pretendere il rispetto delle regole, della trasparenza e dell’interesse pubblico. La gestione dell’acqua non può essere affidata a decisioni opache: è un bene comune che merita responsabilità, competenza e piena condivisione istituzionale”.
di Marco Iandolo

