Roma – Nella scacchiera internazionale dei conflitti in Medio Oriente, l’Italia ha scelto di mantenere una posizione di cautela e di non allinearsi agli attacchi coordinati dagli Stati Uniti e dal Regno Unito contro gli insorti Houthi nello Yemen. Nel contesto di una crescita della tensione nel Mar Rosso, l’esecutivo guidato dalla primo ministro Giorgia Meloni ha deciso di non apporre la propria firma al terzo joint statement, siglato dagli Stati Uniti e da altri nove Paesi, che sosteneva gli ultimi bombardamenti.
La decisione italiana si allinea alla sua Costituzione, la quale prevede che qualunque partecipazione a operazioni militari debba essere discussa e approvata dal Parlamento, come enfatizzato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’approccio europeo al conflitto si dimostra, comunque, differenziato: se per alcuni stati membri dell’UE come Germania, Danimarca e Olanda, la partecipazione ad azioni militari sembra trovare legittimazione, per altri, tra cui l’Italia, si privilegia una conduzione volta al dialogo e alla mediazione.
Secondo quanto emerge dal governo, l’obiettivo resterebbe quello di prevenire ulteriori escalation nel Mar Rosso, zona già congestionata da conflitti quali quello tra Russia e Ucraina e tra Hamas e Israele. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha esplicitato la necessità di assicurare la sicurezza del passaggio senza però aprire un ulteriore fronte bellico.
Nei giorni a venire, il primo ministro Meloni si recherà in Turchia in quello che appare come un tentativo di solidificare rapporti utili a una risoluzione pacifica delle tensioni e al rafforzamento delle azioni diplomatiche.
Come indicato da Palazzo Chigi, l’Italia è impegnata attraverso la missione europea Atalanta per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso. Attualmente, due fregate italiane, ‘Virginio Fasan’ e ‘Federico Martinengo’, sono operative nell’area, con quest’ultima in procinto di diventare la nave ammiraglia dell’operazione. Il Servizio di azione esterna dell’Unione Europea sta proponendo una nuova missione blustellata a difesa del commercio internazionale, con tre cacciatorpediniere o fregate antiaeree dislocati per la durata di almeno un anno.
L’impegno dell’Italia in un contesto così delicato e volubile viene quindi confermato, ma sempre nel rispetto delle procedure democratiche nazionali, che prevedono il vaglio del Consiglio dei ministri e la votazione del Parlamento prima di ogni nuovo impegno militare. Nel mentre, l’operazione Atalanta potrebbe subire un cambiamento di focus, spostando l’attenzione al Mar Rosso, riflettendo così l’urgenza di rispondere alle minacce alla sicurezza marittima in un’area nevralgica per il commercio internazionale.
