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L’anno che verrà nell’era dell’IA di Giovanni Manco.

In OPINIONE
Dicembre 23, 2025
Quali saranno i problemi vecchi e nuovi che la nostra società dovrà affrontare.

A fine anno tutti ci chiediamo come sarà quello che verrà. Quali saranno i problemi vecchi e nuovi che la nostra società dovrà affrontare. E mai come in questi ultimi tempi i problemi sul tappeto sono veramente rilevanti: la globalizzazione sta mostrando tutte sue criticità e un nuovo ordine mondiale si rende necessario (la guerra in Ucraina ne è una testimonianza); la democrazia, grazie anche all’azione dei social media, è sotto pressione e l’autocrazia e il populismo avanzano; le diseguaglianze aumentano; la doppia transizione ecologica e digitale impone grossi cambiamenti. Il quadro che emerge è quindi complesso e va capito e affrontato con rinnovata energia e fiducia. Certamente tutta una serie di problemi sono frutto della natura umana che porta sia singoli che i gruppi sociali ad accrescere il loro potere e ricchezza, con tutto ciò che di negativo questo può causare in termini di sostenibilità sociale ed economica. Ma va detto che quello che da sempre ha determinato l’evoluzione della società è lo sviluppo scientifico e tecnologico, che a sua volta è parte integrante di ciò che caratterizza l’azione umana cioè la Cultura, nella sua accezione antropologica di Edward Burnett Tylor: è grazie ad essa che l’uomo ha condiviso valori etici e identitari, ha dato vita alla democrazia e sviluppato nuove conoscenze creando benessere. Messa così, per capire e affrontare ciò che sta accadendo e provare a dare senso agli auguri per il nuovo anno bisogna partire dal ruolo delle tecnologie digitali nella nostra società ormai avviata a diventare super smart (Società 5.0). Sicuramente in questi decenni queste tecnologie hanno contribuito alla creazione di essenziali beni e servizi ed a nuovi processi di interconnessione e integrazione come la globalizzazione, la quale insieme a vari benefici sta generando pure squilibri socioeconomici. La nascita negli anni duemila all’interno dei social media dei social network ha poi finito per produrre il Capitalismo della Sorveglianza, basato sullo sviluppo di piattaforme gestite da pochi soggetti proprietari, le cosiddette Big Tech, capaci di controllare il modo di pensare, intrattenersi e consumare di miliardi di persone. Oggi questo scenario sta avendo il sostegno dello sviluppo delle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale (IA), che puntano a svolgere attività cognitive sinora svolte dagli esseri umani con tutta una serie di nuovi benefici e rischi. I principali aspetti problematici a cui stiamo assistendo sono un aumento delle diseguaglianze e un indebolimento delle democrazie. Non solo, si sta pure alimentando una nuova competizione geopolitica che fa leva da un lato sulla corsa ad una supremazia tecnologica per la conquista dei mercati e dall’altro sul condizionamento della struttura sociale dei paesi in competizione attraverso una sorta di guerra asimmetrica. Ci sono guru che ritengono che l’attuale democrazia dei paesi occidentali non è più idonea per il nuovo mondo e va superata con una sorta di oligarchia tecnocratica. Non a caso il Time ha dedicato la copertina della persona dell’anno 2025 agli “architetti” dell’IA Zuckerberg (Meta), Su (AMD), Musk (xAI), Huang (Nvidia), Altman (OpenAI), Hassabis (GoogleDeepMind), Amodei (Anthropic) e Fei Li (Stanford). Una copertina emblematica che rappresenta questi nuovi potenti del mondo seduti su una trave con sotto il vuoto. Immagine dal significato ben diverso dell’analoga foto del 1932 attribuita a Charles C. Ebbets, che ritrae operai a pranzo su una trave in cima a un grattacielo in costruzione. Eppure quando sono arrivati Internet e i social network, con in primis Facebook, in molti abbiamo esultato giudicando la cosa come una positiva svolta per la vita delle persone e per la democrazia (nel 2010 ci fu chi propose un Nobel per la pace a Internet e nel 2012 l’ONU approvò una risoluzione sul diritto universale di Internet). Si vantava l’accesso facilitato alla conoscenza, una maggiore partecipazione delle persone alla vita pubblica… Invece, come dice Riccardo Luna nel suo ultimo libro “Qualcosa è andato storto”, queste promesse non sono state mantenute. Di fatto le Big Tech hanno poi puntato al loro arricchimento e stanno diventando detentori di strumenti e politiche per una nuova governance del mondo. E pensare che nel 1991 Tim Berners rese pubblico in modo gratis il codice del suo WWW(World Wide Web). Ovviamente per perseguire i loro obiettivi le Big Tech stanno facendo grossi investimenti nell’IA chiedendo una certa libertà di azione. Lo stesso programma MAGA di Trump guarda all’IA come tecnologia per la supremazia USA e che per questo si deve sviluppare senza sottostare a stringenti vincoli normativi. Pensando all’Ue, il piano Draghi ha dato indicazioni chiare per l’IA. Lo stesso regolamento AI-Act per la governance dell’IA , con tutte le sue criticità e il recente rinvio per l’applicazione della norma sui sistemi ad alto rischio, rappresenta un valido strumento. Per il condizionamento operato sulle persone dai social network, che con i loro algoritmi incentivano la partecipazione (engagement) con contenuti profilati che spesso provocano odio, rabbia, paure… c’è chi propone una maggiore consapevolezza degli utenti, la proibizione dell’uso dei social network ai minori di 16 anni (è il caso australiano) o il coltivare sentimenti positivi verso gli altri attraverso la gentilezza. Ma analizzando bene le cose emerge la necessità di un impegno per lo sviluppo a tutti i livelli dell’Economia della Cultura, ovvero di un’economia che partecipa allo sviluppo sostenibile attraverso la valorizzazione della dimensione culturale di tutti i beni e servizi prodotti. In pratica se i cittadini sono formati a vivere certi valori, a usare in modo consapevole i nuovi strumenti/applicazioni che le tecnologie digitali mettono a disposizione e ad apprezzare i contenuti culturali dei beni/servizi che utilizzano, il mercato si adeguerà e la società diventerà migliore. Lo stesso fenomeno dell’overturismo che oggi attanaglia molte citta, Napoli inclusa, è spinto da una comunicazione mediatica che privilegia il “mordi e fuggi”. E’ necessario che subisca dei cambiamenti: bisogna promuovere un turismo “lento” con cui vivere un’esperienza non superficiale con il posto che si visita. Alla frequentazione da passivo consumatore di luoghi virtuali o reali si deve per esempio preferire lo sviluppo di un hobby o di un’attività sociale fatta insieme a persone del proprio quartiere.

di Giovanni Manco