In Italia, il tessuto economico è fortemente caratterizzato dalla presenza di oltre 200.000 piccole e medie imprese (PMI), di cui circa 55.000 rappresentano la forza esportatrice del paese. Queste imprese generano un volume d’affari impressionante che supera i 1.400 miliardi di euro, di cui un sostanzioso terzo proviene dai mercati esteri. Questo dato non solo sottolinea il loro ruolo cruciale nell’economia nazionale, ma rivela anche che le PMI italiane contribuiscono al 45% dell’export totale del paese, una percentuale significativamente superiore rispetto ai loro omologhi in Germania, Francia e Spagna.
Queste cifre emergono dal recente studio “Obiettivo Sparkling: Pmi e filiere italiane a prova di futuro”, condotto da Sace-Teha e presentato a Cernobbio. Lo studio suggerisce una mappa strategica per i manager e gli imprenditori italiani, basata su principi quali Smart, Proactive, Agile, Revolutionary, Kinetic, Leader, Innovative, New, Green. Queste direttrici sono fondamentali per potenziare la competitività e favorire una crescita sostenibile, sia nel contesto nazionale che globale.
In questo scenario, la propensione all’esportazione si mostra direttamente proporzionale alla dimensione dell’impresa. Tuttavia, solo il 18% delle piccole imprese riesce a esportare più della metà del proprio fatturato, rispetto al 33% delle medie e quasi il 40% delle grandi imprese. Questo evidenzia una di tante sfide che le PMI devono affrontare nel mercato globale.
Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, sottolinea l’importanza della trasformazione tecnologica per le PMI italiane. La ricerca mostra che solo una piccola frazione delle aziende ha effettivamente investito in innovazione di prodotto 4.0 e in formazione negli ultimi tre anni. Terzulli avanza che esiste un ampio margine di crescita per le PMI, specialmente quelle più piccole, per espandere ulteriormente la loro presenza sui mercati internazionali.
L’approccio suggerito enfatizza l’importanza di un salto qualitativo in termini di adozione tecnologica e di competenze, nonché di una maggiore integrazione tra le diverse filiere produttive. L’innovazione 4.0 non è solo una questione di automazione, ma include l’intelligenza artificiale, l’analisi dei dati e l’interconnessione digitale, che possono tutte contribuire a una gestione più efficiente e a una migliore risposta alle dinamiche di mercato.
Per riassumere, le PMI italiane si confermano non solo come columna vertebrale dell’economia nazionale, ma anche come attori principali nell’ambito dell’export. Ora, il cammino verso la sostenibilità e la leadership nel mercato globalizzato richiede un’impegno concreto nella modernizzazione tecnologica e nella formazione, assicurando così che le imprese non solo sopravvivano ma prosperino in un futuro incerto e altamente competitivo.
