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L’umanizzazione dei porti: la visione di lavoro di D’Agostino

In ECONOMIA
Marzo 21, 2024

In un recente convegno sull’intermodalità nei trasporti, Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità portuale di Trieste, ha condiviso il bilancio della sua gestione, mettendo in luce una prospettiva innovativa sul ruolo del lavoro nei porti. Secondo D’Agostino, le vere infrastrutture di un porto non sono tanto le attrezzature e i mezzi tecnologici, ma piuttosto le persone che vi operano. La sua gestione ha deviato dai modelli teorici di business di terzializzazione e privatizzazione, puntando su un approccio che valorizza il lavoro umano e il ruolo del pubblico nel settore.

La gestione del porto di Trieste sotto la guida di D’Agostino ha visto un netto incremento delle imprese partecipate, passando da 12 a 130. Un ampliamento mirato a creare ricchezza e valore nella comunità locale, con l’intento di rendere questo benessere un patrimonio accessibile a tutti. Il presidente evidenzia l’importanza di un’entità pubblica che guarda al panorama internazionale con una strategia oculata e investimenti diversificati, fattori che consentono di preservare e stabilizzare il mercato del lavoro, soprattutto in periodi di difficoltà.

L’approccio di D’Agostino mette in evidenza una dimensione qualitativa piuttosto che quantitativa nel valutare l’efficienza e l’efficacia delle attività portuali. Il lavoro, quindi, diventa un indicatore per definire il successo di un porto, a differenza della tradizionale focalizzazione sul volume di traffico. La sua visione implica un modello di gestione portuale dove le persone sono al centro del processo produttivo e decisionale, con l’intento di raggiungere un benessere collettivo che vada oltre le mere metriche economiche.

Questa filosofia di gestione ha già avviato una trasformazione nel porto di Trieste, sfidando i paradigmi classici e introducendo una prospettiva più umana e inclusiva. Nel contesto di un settore così strategico per l’economia nazionale e globale, le idee del presidente D’Agostino potrebbero segnare un cambio di rotta verso una maggiore considerazione dell’aspetto umano e sociale nell’ambito delle attività portuali e dei trasporti internazionali. Il dibattito sul come equilibrare efficacia operativa e responsabilità sociale in questo settore è, dunque, più acceso che mai.