
C’è un angolo del Sud che sembra racchiudere in sé la bellezza di più mondi: è Sapri, cittadina del Cilento a due passi dalla Basilicata, conosciuta per la leggenda della Spigolatrice e per il sentiero “Apprezzami l’asino”, che tra rocce e panorami marini conduce fino a Maratea. Qui il tempo sembra avere un ritmo diverso, scandito da incontri e suggestioni che si mescolano al profumo del mare e della macchia mediterranea. A pochi metri dal porto, il viaggiatore si imbatte in un angolo fatto di storie e volti. È la storia della famiglia Mandola: Attilio, fondatore della base nautica locale, e suo figlio Gianfranco, oggi chef dell’Hotel Don Attilio. Con una decennale esperienza maturata ai fornelli, Gianfranco Mandola porta in tavola piatti che parlano di mare e di terra, di pietanze stagionali e di chilometro zero: le mazzancolle ai porcini, la carbonara di mare, e tante altre preparazioni che diventano racconto di un territorio. Non è solo cucina: è accoglienza calorosa, quella di un uomo capace di intrattenere gli ospiti con una presenza pittoresca e familiare. Ma basta fare pochi passi per incontrare un’altra anima di Sapri. In una domenica di fine estate, nello stabilimento balneare accanto, il cantautore Giuseppe Castelluccio, in arte Pino U’ Massaro, accende una brace sulla spiaggia. Dopo aver condiviso il pane e il vino con amici e avventori, imbraccia la sua storica chitarra e regala un piccolo concerto improvvisato. Le sue canzoni mescolano ironia e malinconia, con quell’humor surreale che sa di Lucania, ricordando per timbro e spirito l’accento di Rocco Papaleo. È in questi momenti che il Sud rivela la sua magia: non solo nei paesaggi che continuano a stupire chi ama l’esplorazione, ma nelle persone che lo abitano e lo raccontano con la loro arte, la loro cucina, la loro musica. Sapri diventa così non solo una meta da visitare, ma un’esperienza da vivere, tra il profumo della brace e il suono delle onde.
di Giuseppe Di Giacomo

