Un’eco perturbante si espande nell’ambiente giuridico, dove il rigore deontologico si scontra contro la libertà di espressione. Marcello Degni, consigliere di nomina governativa alla Corte dei Conti, si trova al centro del ciclone a seguito delle sue esternazioni sui social network. L’Associazione magistrati della Corte dei Conti ha preso una decisione di rilievo, procedendo con il deferimento di Degni al collegio dei probiviri.
Le linee guida deontologiche sono la bussola di ogni magistrato che si rispetti; esse tracciano un confine preciso tra il lecito esercizio della libera espressione e la necessaria compostezza istituzionale richiesta dalla delicatezza dell’ufficio giuridico. Nel dichiarare il deferimento, l’Associazione ha sottolineato come le parole di Degni, diffuse tra la virtualità di internet e le pagine dei giornali, abbiano oltrepassato tale soglia.
Il Codice deontologico citato, saldo pilastro della condotta giudiziaria, alludendo all’articolo 6 comma 3, richiama i magistrati a un’espressione bilanciata e misurata nei confronti della stampa e delle variegate forme di media. La sottile linea che divide il diritto personale al libero pensiero da quello professionale al decoro e all’equilibrio, in questo frangente, pare essere stata calpestata.
Così, preso atto delle reazioni e dell’interesse pubblico sollevato dalla questione, la decisione dell’Associazione diventa un momento didattico e un monito per il corpo magistratuale tutto. Non si tratta soltanto del destino professionale dello stesso Degni, ma piuttosto di una riflessione più ampia sulla natura stessa della magistratura nell’era digitale, dove la velocità del web spesso sfida la ponderatezza giuridica.
Il procedimento in capo al collegio dei probiviri si appresta a essere un punto di svolta corale: un verdetto non solamente su un singolo, ma su come il magistrato moderno dovrebbe danzare con le parole in pubblico. Quale equilibrio può essere mantenuto quando l’agora è diventato un forum digitale aperto 24 ore su 24?
Il caso di Marcello Degni sarà seguito con grande attenzione da colleghi e osservatori, coscienti del fatto che il giudizio dei probiviri potrebbe delineare un nuovo capitolo nella comprensione del rapporto fra il magistrato e la società alla quale questo serva. Nel frattempo, rimane sospesa la domanda sul quale sarà la prossima mossa legale all’interno di questo intricato scenario giudiziario e quale proporzione assuma il diritto ad esprimersi liberamente di un magistrato rispetto al rispetto dovuto al codice deontologico che si impegna a seguire.
