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Matteo Salvini Condanna l’Uso del Redditometro: Un Relitto del Passato?

In POLITICA
Maggio 23, 2024

Durante il recente Festival dell’Economia a Trento, organizzato dal Gruppo 24 Ore in collaborazione con Trentino Marketing per la Provincia autonoma, Matteo Salvini ha definitivamente messo da parte il redditometro, descrivendolo come “un retaggio di un’era ormai conclusa”. In questa occasione, il Ministro delle Infrastrutture ha ribadito la sua posizione riguardante le politiche fiscali incentrate sulla presumere ricchezza anziché sulla sua effettiva verifica.

Il redditometro, uno strumento introdotto per la valutazione delle dichiarazioni dei redditi rispetto agli stili di vita delle persone, nasceva con l’intento di individuare possibili evasioni fiscali attraverso un meccanismo di confronto tra spesa dichiarata e standard di vita apparente. Tuttavia, secondo Salvini, questo strumento è non solo obsoleto, ma rappresenta anche un approccio sbagliato e penalizzante verso il cittadino, basato più su ipotesi che su certezze concrete.

“La ricchezza e il benessere non dovrebbero essere demonizzati ma visti come incentivi alla crescita personale e collettiva”, afferma il Ministro, suggerendo che la politica fiscale dovrebbe essere orientata non verso la punizione ma verso l’incoraggiamento dell’accumulazione legale e trasparente di capitali. Salvini sostiene che “Lo stato non deve agire su mere supposizioni”, criticando la vecchia logica dietro l’uso del redditometro che, a suo dire, mina la fiducia tra il cittadino e l’istituzione statale.

Questa posizione si colloca all’interno di un più ampio dibattito sulla fiscalità e l’equità in Italia, dove la lotta all’evasione fiscale deve convivere con la necessità di stimolare l’economia attraverso investimenti e consumi. La questione centrale rimane come bilanciare efficacemente queste due esigenze, assicurando che il fisco sia giusto ma non oppressivo.

Con la critica al redditometro, Salvini mira a promuovere una visione di un sistema fiscale basato più sulla trasparenza e meno sull’indagine invasiva, una mossa che potrebbe trovare consenso in una popolazione storicamente diffidente verso gli strumenti di controllo fiscale intrusivi. Allo stesso tempo, pone questioni sui metodi alternativi che il governo intende adottare per combattere l’evasione fiscale senza ricadere in schemi punitivi che potrebbero avere l’effetto contrario di quanto desiderato, soprattutto in termini di crescita economica.

In sintesi, Salvini nel contesto del Festival dell’Economia di Trento, ha delineato non solo la sua visione di una politica fiscale incentivante ma anche il bisogno di superare metodi considerati desueti e potenzialmente dannosi come il redditometro. Questa dichiarazione solleva interrogativi importanti sulla direzione futura delle politiche fiscali italiane e su come queste saranno implementate per equilibrare legittime esigenze di giustizia fiscale senza ostacolare la prosperità economica.