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Maxi frode sugli Ecobonus, concluse le indagini: 63 indagati e crediti fittizi per oltre 1,6 miliardi

In AVELLINO, CAMPANIA, CRONACA
Gennaio 20, 2026
La Procura di Avellino chiude un’inchiesta durata due anni su un vasto sistema di creazione e circolazione di crediti fiscali inesistenti. Disposte misure cautelari e sequestri milionari.

La Procura della Repubblica di Avellino ha concluso una complessa indagine su una maxi frode legata agli Ecobonus edilizi, che avrebbe portato alla creazione e alla circolazione di crediti fiscali inesistenti per oltre 1,6 miliardi di euro. L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Avellino con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli, si è sviluppata nell’arco di circa due anni e ha portato alla notifica di 63 avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero state dichiarate spese per 2 miliardi e 771 milioni di euro, spesso riferite a lavori mai eseguiti, immobili inesistenti o intestati a soggetti deceduti. Da queste operazioni sarebbero derivati crediti d’imposta fittizi, in parte ceduti tramite sconto in fattura o cessioni dirette, per un valore complessivo di oltre 90 milioni di euro, successivamente utilizzati per compensare debiti fiscali. Il 22 marzo 2023 la Procura ha disposto un sequestro preventivo d’urgenza sui crediti ritenuti inesistenti e non ancora monetizzati. Una quota pari a circa 13,7 milioni di euro, già trasformata in liquidità, è stata individuata su conti correnti italiani ed esteri ed è oggetto di contestazione per autoriciclaggio.  Nel corso dell’indagine è emerso anche un utilizzo massivo delle comunicazioni all’Agenzia delle Entrate: in un caso, una singola società avrebbe inviato circa 11 mila comunicazioni in una sola notte. Alle verifiche ha collaborato il Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate. Il 26 novembre scorso, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avellino ha disposto 14 misure cautelari. Due persone sono finite in carcere, altre nove agli arresti domiciliari, mentre per ulteriori indagati sono state applicate misure come l’obbligo di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria. Nei confronti di un professionista è stato disposto il divieto temporaneo di esercitare la professione. L’accusa principale, contestata a 31 indagati, è quella di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, oltre a riciclaggio, autoriciclaggio ed evasione fiscale. Per tutti gli indagati si aprono ora i termini per la presentazione di memorie difensive o la richiesta di interrogatorio.

di Marco Iandolo