Le piazze finanziarie europee mostrano segnali di fiducia nel corso della mattinata, con gli investitori che guardano con speranza ai prossimi dati sull’inflazione dagli Stati Uniti, previsti per le ore 13:30. Nel contesto internazionale, la Borsa Valori di Milano si unisce al coro positivo, registrando un apprezzamento dello 0,4%, in linea con l’andamento europeo in crescita.
A condurre il gruppo delle borse con migliori performance troviamo Londra, che segna un +1%, sostenuta dalle aspettative sugli effetti che i recenti dati sul mercato del lavoro e sui salari potrebbero avere sulle future mosse della Bank of England. Si pone subito dopo Milano, seguita da Francoforte, con un incremento dello 0,3%, e da Parigi, che si mostra meno dinamica ma comunque in territorio positivo.
L’ottimismo nei mercati si riflette anche nei rendimenti dei titoli di stato con scadenza decennale, con il Btp che evidenzia un calo di tre punti base attestandosi al 3,58%. Una diminuzione che accompagna il restringimento dello spread tra il Btp e il Bund tedesco, giunto a 130 punti.
Tra le società quotate a Piazza Affari spicca la performance di Leonardo, che registra un robusto +4,5%, toccando massimi che non si vedevano da 17 anni. Altro titolo in evidenza è Saipem, che mostra un aumento del 2,7%, seguito da Diasorin con un +2,2%, Bper in crescita dell’1,9%, Amplifon e Tenaris, entrambe in rialzo dell’1,7%. Alcuni titoli invece stondono in questo scenario rosso: Unipol mostra un calo dell’1,3%, Iveco del 0,7%, Terna dello 0,5% e Inwit dello 0,5%. Tim, dopo un’apertura altalenante, si stabilizza in un moderato +0,4%. Buone notizie arrivano anche da Generali, che guadagna lo 0,9% e da A2A, che cresce dello 0,7% dopo la presentazione dei risultati finanziari e del piano strategico aziendale.
Non mancano segnali favorevoli anche dal settore energetico, dove il petrolio registra un incremento dello 0,8%, posizionando il Wti a 78,46 dollari e il Brent a 82,83 dollari. Si registra, invece, una leggera flessione per i future Ttf che arretrano dello 0,6% scendendo a 24,77 euro al megawattora.
Gli investitori rimangono in attesa dei dati sull’inflazione statunitense che potrebbero fornire nuove indicazioni sullo stato di salute dell’economia globale e influenzare i futuri indirizzi delle politiche monetarie. La speranza è che i numeri possano essere un campanello d’allarme per le banche centrali, potenzialmente portando ad un allentamento del rigore monetario attualmente in vigore.
