I flussi migratori verso l’Italia tornano a crescere. Secondo i dati diffusi da UNICEF Italia e contenuti nel cruscotto statistico del Ministero dell’Interno, dall’inizio dell’anno al 15 luglio sono sbarcate sulle nostre coste 35.827 persone, tra cui un numero significativo di minori. Un dato che segna un incremento rispetto al 2024 e che riaccende il dibattito politico sul tema dell’immigrazione. A intervenire con toni critici è stato Antonio de Lieto, presidente nazionale del partito Pensionati per l’Italia (P.P.I.), che ha accusato parte della classe politica di incoerenza: “Sembra che a qualche politico che prima si strappava le vesti alla sola notizia di sbarchi nei porti italiani, ora vada bene tutto. Lo sbarco immigrati – ha affermato de Lieto – si risolve solo con il blocco navale e con la chiusura dei nostri porti, ma questo difficilmente accadrà. Chiudere i porti si può e si deve”. Il P.P.I. ribadisce dunque una linea dura sull’immigrazione, sottolineando la necessità di interventi immediati per gestire il fenomeno. Sul fronte demografico, i dati Istat confermano invece un quadro di lungo periodo che vedrà il nostro Paese affrontare una progressiva riduzione della popolazione. Lo scenario mediano indica infatti che i flussi migratori netti con l’estero resteranno sopra le 200mila unità annue fino al 2040, per poi stabilizzarsi attorno alle 165mila unità fino al 2080. Nel 2050 la popolazione italiana scenderà a 54,8 milioni di abitanti (dagli attuali 59,1 milioni), con circa 29,7 milioni di cittadini italiani nativi. Un quadro complesso, dunque, in cui l’immigrazione continuerà a giocare un ruolo centrale, sia per la gestione delle emergenze a breve termine, sia per le dinamiche demografiche e sociali del Paese nei prossimi decenni.
di Marco Iandolo

