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Monte Vettore, il tetto dei Sibillini: una salita tra cielo e panorami senza confini

Un’escursione di 10 chilometri e quasi mille metri di dislivello per raggiungere i 2.476 metri del Monte Vettore, tra le creste dei Sibillini, il Lago di Pilato e panorami che abbracciano Umbria, Marche, Laga, Gran Sasso e Adriatico.

Ci sono montagne che non si limitano a essere raggiunte, si fanno vivere, passo dopo passo. Il Monte Vettore è una di queste. L’appuntamento è a Forca di Presta, punto di partenza dell’escursione, alle 9.30. Da qui comincia un itinerario impegnativo, ma capace di regalare, metro dopo metro, una successione di scenari che sembrano disegnati per un grande reportage. All’inizio il sentiero accompagna gli escursionisti attraverso un ambiente ancora morbido, fatto di pascoli e grandi spazi aperti. Poi la montagna cambia volto: il terreno sale, il respiro si fa più intenso e la vista comincia ad allargarsi. L’obiettivo è lassù: Monte Vettore, 2.476 metri, la cima più elevata dell’intero massiccio dei Sibillini. Il percorso presenta un dislivello complessivo di circa 950 metri e una lunghezza totale di circa 10 chilometri, tra andata e ritorno. È un itinerario escursionistico impegnativo, che richiede preparazione, passo sicuro e attenzione, ma che ripaga la fatica con alcuni dei panorami più straordinari dell’Appennino centrale. La presenza della guida ambientale escursionistica Niki Morganti di Marche Active Tourism, accompagna il gruppo lungo il percorso, trasformando la salita non soltanto in una prova fisica, ma anche in un’occasione per conoscere e interpretare l’ambiente dei Sibillini. Man mano che si guadagna quota, il paesaggio diventa protagonista. Da una parte si aprono le prospettive verso i Monti della Laga e il Gran Sasso; dall’altra lo sguardo attraversa l’Appennino umbro-marchigiano. Più vicino, emergono le grandi vette dei Sibillini. E poi, quasi come un cambio di scena, il paesaggio scende verso le colline marchigiane fino a incontrare, nelle giornate limpide, la linea blu dell’Adriatico. È proprio questa varietà a rendere la salita al Vettore una delle escursioni più conosciute e panoramiche dell’area prediletta dai gruppi scout d’Italia, ricordiamo la leggendaria rout nazionale del 1986. Tra i grandi protagonisti del panorama c’è la valle del Lago di Pilato, uno degli ambienti naturali più celebri e suggestivi dei Sibillini. Il Lago di Pilato è incastonato in una conca glaciale e rappresenta uno dei simboli del massiccio. Dall’alto, il paesaggio assume una dimensione quasi sospesa: le creste, le vallate e i versanti compongono una scenografia naturale che cambia continuamente con la luce. E poi c’è Castelluccio di Norcia, con il suo altopiano, uno degli scorci più riconoscibili dell’Italia centrale. Guardare il territorio dall’alto significa comprenderne la vastità: non soltanto una cima da conquistare, ma un sistema di montagne, altopiani, vallate e comunità che da secoli convivono con l’Appennino. Dopo una breve sosta al rifugio Tito Zilioli, un rifugio d’alta quota non gestito, di proprietà della sezione CAI di Ascoli Piceno, situato a 2.250 metri, completamente ricostruito in legno e pietra nel 2020 dopo la distruzione causata dal sisma del 2016, inizia l’ultimo tratto in salita: il Vettore. La parte conclusiva della salita è quella in cui la montagna chiede tutto quello che resta nelle gambe. Il sentiero continua a guadagnare quota fino alla vetta. Ogni passo avvicina ai 2.476 metri, dove il panorama diventa finalmente totale. A quel punto non esiste più un unico orizzonte. Ci sono i Sibillini, la Laga, il Gran Sasso, l’Umbria, le Marche e, in lontananza, il mare. È il momento in cui la fatica accumulata durante la salita lascia spazio alla meraviglia. La vetta diventa una sorta di balcone naturale sull’Italia centrale. Sei ore circa per attraversare ambienti diversi, affrontare quasi mille metri di dislivello e raggiungere il punto più alto dei Sibillini. Ma il vero risultato della giornata non è soltanto il raggiungimento della quota. È il viaggio. È il rumore dei passi sul sentiero, il vento delle creste, il silenzio dei grandi spazi, la progressiva trasformazione del paesaggio e quella sensazione particolare che soltanto la montagna riesce a regalare: per qualche ora, osservare il mondo da una prospettiva completamente diversa.  Con questo servizio, Nuove Cronache racconta la salita al Monte Vettore con lo sguardo di un reportage: non soltanto la cronaca di un’escursione, ma l’incontro tra persone, natura e territorio. Una giornata sul tetto dei Sibillini, alla scoperta di una montagna che, a 2.476 metri, offre uno degli spettacoli più emozionanti dell’Appennino.

di Giuseppe Di Giacomo

Il racconto continua attraverso le immagini dell’escursione: