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No alla Proroga del Dl Crescita: Serie A in Allarme per Agevolazioni Fiscali

In SPORT
Dicembre 29, 2023
Club di calcio del massimo campionato italiano esprimono delusione e preoccupazione: la decisione del governo potrebbe ridurre la competitività e i ricavi delle squadre.

In una svolta che ha colto di sorpresa numerosi club della Serie A, il governo italiano ha deciso di non prorogare le agevolazioni fiscali per gli sportivi stranieri previste dal decreto legge Crescita. Tali misure, che incentivavano l’ingaggio di talenti dall’estero offrendo vantaggi fiscali, erano diventate un cardine per le strategie di mercato delle società di calcio italiane, soprattutto in vista del mercato invernale.

All’indomani della seduta del Consiglio dei Ministri, le società del massimo campionato si trovano ora costrette a rivedere i loro progetti di rinforzo della rosa, temendo un impatto negativo sia sulla competitività sia sui ricavi potenziali. La mancata proroga, che vede i contratti in essere preservati ma chiude la porta a nuove agevolazioni dal 31 dicembre in poi, è stata ricevuta con “stupore e preoccupazione” dalla Lega Serie A.

L’Associazione Italiana Calciatori (AIC), dal canto suo, aveva proteso verso una non proroga. Il sindacato dei calciatori ha manifestato la propria contrarietà al decreto, sostenendo che la normativa fiscale in questione fosse a svantaggio dei giovani talenti italiani, preferendo una visione di tutela e promozione dei calciatori nazionali nei confronti dei loro omologhi stranieri.

Il provvedimento contestato avrebbe consentito di beneficiare delle agevolazioni fiscali per atleti che trasferivano la residenza in Italia entro il 31 dicembre o per i rapporti di lavoro sportivo stipulati entro tale data, con una proroga al 29 febbraio per le società in regola con i contributi. Una finestra di opportunità che avrebbe coperto l’intero periodo di mercato invernale, ma che adesso è stata preclusa.

Le reazioni dei club della Serie A non si sono fatte attendere. La Lega Serie A ha sottolineato come una politica del genere possa portare a una “minore competitività delle squadre, con conseguente riduzione dei ricavi, minori risorse da destinare ai vivai, minore indotto e dunque anche minor gettito per l’erario”. Nella loro opinione, questa scelta si basa su una “visione del calcio professionistico distorta e viziata da luoghi comuni fallaci”.

In un ambiente calcistico sempre più globalizzato e competitivo, la decisione del governo pone il calcio italiano di fronte a una sfida importante. Mentre la Lega Serie A auspica che il Parlamento possa intervenire per correggere un “errore che danneggia non solo il calcio italiano, ma tutto lo sport e il suo considerevole indotto”, resta aperta la questione sull’equilibrio tra attrarre talenti stranieri e coltivare quelli nazionali, in un gioco di bilanci che va oltre la semplice passione sportiva.