La Basilicata rilancia la propria identità olivicola attraverso un appello che unisce cultura, economia e turismo enogastronomico. L’Organizzazione Produttori Olivicoli Lucani (Oprol) ha presentato la “Carta degli Oli”, un documento che si propone come vero e proprio manifesto per la ristorazione regionale, con l’obiettivo di trasformare il ruolo dei ristoratori in quello di “custodi della biodiversità lucana”. Un cambiamento di prospettiva netto, che mira a superare la semplice funzione di somministrazione per abbracciare una maggiore consapevolezza nella scelta e nella valorizzazione dell’olio extravergine di oliva, elemento centrale della tradizione gastronomica del territorio. Secondo Oprol, la Carta degli Oli “non è un lusso, ma un atto di onestà verso il cliente che sceglie la Basilicata per la sua autenticità”, richiamando l’attenzione sulla necessità di maggiore trasparenza nei ristoranti. Nel mirino dell’organizzazione finiscono soprattutto gli oli di dubbia provenienza e le miscele comunitarie, spesso presenti sulle tavole della ristorazione locale. Prodotti che, secondo Oprol, finiscono per appiattire il gusto e indebolire il legame con il territorio, penalizzando al tempo stesso l’economia olivicola regionale. Al contrario, il documento invita a riscoprire e valorizzare le cultivar autoctone lucane, considerate autentiche eccellenze: Majatica di Ferrandina, Ogliarola del Vulture, Coratina, Racioppa e Fasola vengono indicate come “perle” della produzione locale, espressione di un patrimonio agricolo e paesaggistico unico. Il rilancio del turismo enogastronomico, sottolinea Oprol, passa proprio da qui: dalla capacità di raccontare e offrire prodotti autentici e riconoscibili. In questo contesto, i ristoratori sono chiamati a un salto di qualità, diventando veri e propri “sommelier dell’olio”, formati e consapevoli nella selezione dei prodotti da proporre ai clienti. L’obiettivo è ambizioso: ripulire le tavole da prodotti mediocri, rafforzare il legame con il territorio e restituire dignità alle cultivar che da secoli modellano il paesaggio delle colline lucane. Con la Carta degli Oli, Oprol punta dunque a un cambiamento culturale prima ancora che gastronomico, in cui l’olio extravergine diventa non solo un alimento, ma un racconto identitario della Basilicata.
di Fausto Sacco

