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Ostruzionismo sul fine vita: fermo il disegno di legge sul suicidio assistito

In POLITICA
Marzo 26, 2024

Una nuova fase di tensione si è aperta nel panorama politico italiano riguardo la regolamentazione del suicidio assistito. In Commissione del Senato, l’assenza del governo ha bloccato l’incardinamento del disegno di legge (ddl) a prima firma di Alfredo Bazoli (Partito Democratico), che mirava a rendere applicativa la sentenza della Corte Costituzionale del 2019 sui criteri per consentire il suicidio assistito.

Già dall’ottobre 2018, si attendeva dal legislatore un intervento che desse seguito alle indicazioni della Consulta. La Corte Costituzionale, nel 2019, aveva delineato quattro specifici criteri per la regolamentazione di questa delicata materia, sollecitando il Parlamento a una presa di posizione. Tuttavia, dopo una lunga attesa e rinnovate richieste, il ddl Bazoli, che riproponeva il testo precedentemente approvato dalla Camera, non è riuscito a trovare spazio per la sua discussione ufficiale.

L’escalation di tensione è stata alimentata dal ritiro dell’appoggio governativo alla seduta in questione, tanto che, soltanto dieci minuti prima dell’incontro delle Commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato, i senatori sono stati informati della cancellazione dell’appuntamento tramite messaggio.

Le opposizioni, in particolare il Partito Democratico e il gruppo di Azione Vai (Avs), hanno immediatamente manifestato il loro disappunto. I Dem hanno accusato il governo di avere intenzioni ostruzionistiche, mentre Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs, ha esplicitamente sottolineato l’intenzione del governo di “affossare la legge”.

La polemica è ulteriormente acuita dal deposito di un diverso ddl da parte di Forza Italia (Fi), che introduce criteri più restrittivi di quelli dettati dalla Corte Costituzionale, e contempla pene attenuate per l’aiuto al suicidio anziché una non punibilità. Questa proposta si discosta quindi dalle indicazioni offerte dalla Consulta, aprendo un fronte ancora più complesso.

Il dibattito etico e giuridico inevitabilmente si intreccia con la politica, con Forza Italia che, attraverso le parole del vicepresidente Andriano Paroli, ribatte alle critiche sostenendo che il dibattito su questioni etiche non sia appannaggio esclusivo di un partito e che sia doveroso rappresentare tutte le sensibilità sociali.

Il contrasto in atto suggerisce una problematica di natura sia politica, sia morale, che va oltre la semplice regolamentazione di una pratica medica. Tocca, infatti, nodi profondi sulla dignità della persona, sul rispetto delle sue volontà e sulla capacità del legislatore di fronteggiare temi complessi e delicati come quello del fine vita. Con il blocco dell’iter parlamentare si rinviare ancora una volta la necessità di trovare una soluzione condivisa che possa garantire il rispetto dei diritti civili e degli individui coinvolti.