“Estate 1994. Intorno a Caserta muoiono alcuni lavoratori immigrati, persone senza legami né tutele, invisibili agli occhi di tutti. In quel contesto di solitudine e abbandono, una sola figura sceglie di stare dalla loro parte: Monsignor Raffaele Nogaro”. Così Paola Severini Melograni, giornalista e conduttrice Rai, ricorda la figura di Raffaele Nogaro, scomparso ieri pomeriggio all’età di 92 anni. “Un pastore – spiega Severini – che non ha mai avuto paura di esporsi, di prendere posizione, di camminare accanto agli ultimi, agli emarginati, ai migranti, sempre nella luce del Vangelo. Passai due giorni con lui. Il rapporto tra di noi – racconta – divenne subito forte e indimenticabile”. Nato a Gradisca di Sedegliano (Udine) il 31 dicembre 1933, ordinato sacerdote il 29 giugno 1958, Nogaro fu eletto vescovo di Sessa Aurunca il 25 ottobre 1982 e trasferito alla diocesi di Caserta il 20 ottobre 1990. In entrambi i territori ha incarnato l’idea di una Chiesa “di frontiera”: presente nei conflitti sociali, attenta al lavoro, alla pace, alla dignità umana, capace di dialogo e di denuncia. Monsignor Nogaro è stato un vescovo scomodo e profetico, capace di unire fede e responsabilità civile. Ha scelto di stare dove la sofferenza era più forte e la voce più flebile, lasciando un segno profondo nella Chiesa e nella società. “È la stessa attenzione verso i fragili, gli invisibili e chi resta ai margini che oggi – conclude Paola Severini Melograni – che provo a coltivare e raccontare nell’impegno della trasmissione Rai “O anche No”, nel solco di un’eredità umana e civile che non smette di interrogare le coscienze”.
dalla redazione

