
“Violenza politica” che lo stesso Negri aveva predicato diventando figura divisiva e affrontando anche una lunga vicenda giudiziaria dopo la sentenza, passata in giudicato, a 12 anni di reclusione anche per l’accusa di associazione sovversiva. Complessivamente ha scontato dieci anni in stato detentivo di cui quattro in semilibertà.
Un raffinato intellettuale e filosofo per molti, un “cattivo maestro” per altri.
La notizia della morte ha riacceso il dibattito, a volte scontro, politico sulla sua controversa figura. Per il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano “fu un cattivo maestro perché, dopo il ’68, il passaggio dal movimentismo giovanile alla pagina buia degli anni di piombo, con il terrorismo di destra e di sinistra, causò tante vittime innocenti. In termini giuridici, poi, una cosa è l’espressione delle idee, un’altra è la pratica materiale della violenza”. Dal canto suo il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni afferma che “c’è stato un tempo in cui per partecipare al dibattito del movimento dovevi aver letto il suo ultimo libro.
C’è stata una generazione che ha letto il mondo con le categorie con cui l’ha raccontato Toni Negri, filosofo e comunista. Ho avuto la fortuna e il piacere di conoscerlo”. Pier Ferdinando Casini, augurando la “pace a lui”, sostiene che “la sua storia in Parlamento non fu una bella pagina”.
