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Pietradefusi, il forno crematorio divide la comunità.

In ATTUALITA', AVELLINO, CAMPANIA
Gennaio 05, 2026
Decisione calata dall’alto: cittadini esclusi e territorio messo a rischio.

Una manifestazione partecipata, composta e determinata ha attraversato nei giorni scorsi Pietradefusi per dire no alla realizzazione di un forno crematorio nell’area del cimitero di Sant’Angelo a Cancelli. Un’iniziativa promossa dall’Associazione I Santangiolesi che ha messo in luce una frattura profonda tra cittadinanza e Amministrazione comunale, accusata di aver assunto una decisione strategica senza confronto, senza ascolto e senza trasparenza.  A commentare l’iniziativa è stato Ranieri Popoli, che ha parlato di “una manifestazione riuscita, segno di grande civiltà”, sottolineando come le comunità locali stiano finalmente prendendo coscienza del fatto che “il futuro dei territori non può essere deciso nelle stanze del potere, ma deve nascere dal coinvolgimento democratico dei cittadini”.  Nel mirino, un progetto ritenuto dannoso e incompatibile con la vocazione del territorio. “Chiediamo agli amministratori comunali di tornare sui propri passi e di annullare la previsione di quest’opera – ha dichiarato Popoli –. È inaccettabile che si proceda con un decisionismo che ignora completamente la volontà della popolazione”.  Ma le criticità non si fermano al metodo. Secondo Popoli, l’impianto sarebbe anche in contrasto con la pianificazione sovraordinata: “Il piano regionale prevede un solo tempio crematorio per la provincia di Avellino. Per questo chiediamo agli amministratori provinciali e regionali di intervenire per bloccare un’opera che appare fuori da ogni logica di coordinamento territoriale”.   Popoli respinge con forza l’etichetta di ambientalismo strumentale: “Qui non c’è alcuna demagogia. C’è il diritto di un territorio a difendere la propria identità. Pietradefusi è un’area di eccellenze agroalimentari e un distretto di fama per le specialità dolciarie: non può e non deve diventare un polo funerario con 7.000 cremazioni l’anno”.   La protesta, tutt’altro che episodica, rappresenta un segnale politico chiaro: lo sviluppo non si impone, si costruisce. E quando un’Amministrazione sceglie di procedere da sola, il rischio non è solo quello di sbagliare progetto, ma di perdere il rapporto di fiducia con la propria comunità.

di Marco Iandolo