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Ponte Morandi, attesa per la sentenza del processo: quasi otto anni dopo il crollo arriva il primo verdetto

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Luglio 15, 2026
Domani il Tribunale di Genova si pronuncerà sul procedimento che vede imputati 57 tra ex dirigenti, manager e tecnici. Alla vigilia della decisione le scuse di Autostrade per l'Italia dividono: dura la reazione dei familiari delle 43 vittime.

A quasi otto anni dalla tragedia che il 14 agosto 2018 sconvolse Genova e l’intero Paese, è attesa per domani, giovedì 16 luglio, la sentenza di primo grado del processo per il crollo del Ponte Morandi, costato la vita a 43 persone.   Il Tribunale di Genova si appresta a emettere il primo verdetto in uno dei procedimenti giudiziari più complessi e seguiti degli ultimi anni. Sul banco degli imputati siedono 57 persone, tra ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia, dirigenti di Spea – la società incaricata del monitoraggio delle infrastrutture per conto di Aspi – oltre a dirigenti e consulenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.   La Procura di Genova ha chiesto complessivamente quasi 400 anni di reclusione per 56 imputati. La pena più elevata, pari a 18 anni e sei mesi, è stata richiesta per l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, ritenuto uno dei principali responsabili nell’ambito dell’accusa.   Alla vigilia della sentenza è arrivato anche un gesto destinato a far discutere. Il nuovo amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana, ha diffuso una lettera aperta nella quale ha espresso le scuse dell’azienda ai familiari delle vittime e alla città di Genova. “Porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale“, si legge nel messaggio.  Parole che, tuttavia, non hanno trovato il consenso dei parenti delle vittime. Le associazioni dei familiari hanno definito la lettera “fuori tempo massimo”, parlando del “momento meno opportuno” per un’iniziativa di questo tipo e dichiarandosi “sbigottite” per la scelta di diffondere le scuse proprio alla vigilia della sentenza.  Il verdetto di domani rappresenta una tappa fondamentale nella ricerca della verità giudiziaria su una delle più gravi tragedie infrastrutturali della storia italiana recente. Qualunque sarà la decisione del Tribunale, il procedimento non si concluderà con il primo grado: saranno infatti possibili i successivi ricorsi in Appello e, infine, in Cassazione. Resta intanto l’attesa per una sentenza destinata a segnare una pagina importante nella memoria del Paese e nella lunga battaglia per ottenere giustizia per le 43 vittime del Ponte Morandi.

di Marco Iandolo