A Pratola Serra la vicenda della presunta incompatibilità del capogruppo di Terra Nuova, Graziano Fabrizio, assume contorni che vanno oltre la normale dialettica politica. I fatti, ricostruiti nelle ultime ore, sollevano interrogativi sui tempi e sulle modalità con cui la questione sarebbe stata gestita dalla maggioranza. Secondo quanto emerso, la maggioranza consiliare sarebbe stata a conoscenza già da settembre di una presunta incompatibilità a carico del consigliere. Da allora, però, non risulterebbero contestazioni formali chiare, né comunicazioni dirette all’interessato, né confronti istituzionali pubblici. Un elemento che alimenta perplessità: per mesi la questione sarebbe rimasta silente. L’unica comunicazione risalente a settembre sarebbe stata una PEC contenente un file in formato “p7m”, documento firmato digitalmente e quindi formalmente valido, ma non immediatamente leggibile senza specifici strumenti informatici. Un dettaglio tecnico che oggi diventa oggetto di discussione: perché non allegare un PDF consultabile con facilità, come avviene abitualmente per gli atti amministrativi? E perché non assicurarsi che un atto così delicato fosse pienamente comprensibile dal destinatario? La vicenda assume un rilievo politico ancora maggiore alla luce di un altro passaggio temporale. La mozione di incompatibilità, rimasta inattiva per mesi, viene calendarizzata e portata in Consiglio solo dopo che il capogruppo di Terra Nuova ha presentato una serie di accessi agli atti relativi ai rimborsi del vicesindaco Nicola Silano. La coincidenza temporale è evidente: la questione si riattiva solo dopo l’avvio di richieste formali di documentazione su un’altra vicenda amministrativa considerata delicata. Inoltre, la documentazione relativa alla mozione sarebbe stata resa disponibile ai consiglieri appena 24 ore prima della seduta consiliare. Un tempismo che, inevitabilmente, solleva interrogativi politici. Se la contestazione era fondata, perché non formalizzarla immediatamente, senza attendere mesi? Se invece la questione è stata ripresa solo dopo l’avvio degli accessi agli atti, il sospetto di un utilizzo strumentale diventa un tema legittimo nel dibattito pubblico. Al centro non c’è soltanto la posizione consiliare di un singolo rappresentante eletto. Il nodo riguarda il metodo e la gestione dei procedimenti istituzionali: trasparenza, tempestività e correttezza delle comunicazioni sono elementi fondamentali per garantire il pieno funzionamento della democrazia locale. In attesa di eventuali chiarimenti ufficiali da parte della maggioranza, il caso è destinato ad alimentare il confronto politico in aula e fuori, in un momento in cui il tema della trasparenza amministrativa torna con forza al centro del dibattito cittadino.
di Marco Iandolo

