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Protesti in Discesa in Italia, Resistono nel Nordovest

In ECONOMIA
Gennaio 12, 2024
Dati Istat Rivela un Generale Declino dei Protesti nel 2022, ma con un Insolito Incremento in Lombardia e Lazio.

Il fenomeno dei protesti, indice spesso di difficoltà economiche e finanziarie per aziende e privati, ha registrato nel 2022 un trend nazionale al ribasso, secondo l’ultima analisi pubblicata dall’istituto nazionale di statistica (Istat). Questa tendenza alla diminuzione ha interessato in modo diffuso tutta la Penisola, anche se con una rilevante eccezione che vede il Nordovest andare controcorrente.

La significativa riduzione, oscillando tra il -18,8% del Sud e il -1,7% del Centro, è un segnale potenzialmente positivo per l’economia italiana, indicando una minore incidenza di insoluti significativi quali cambiali non onorate. Tuttavia, questa tendenza non è omogena su scala regionale, con una fluttuazione marcata che va da una contrazione del -31,3% riscontrata in Calabria, ad un lieve -1,8% in Liguria.

La sorpresa arriva invece dal Nordovest, specificamente dalla Lombardia e dal Lazio, dove non solo non si assiste a una flessione, ma si registra un incremento dei protesti, rispettivamente con un +8,1% e un +5,7%. Questi dati indicherebbero delle dinamiche economiche locali che si discostano dall’andamento nazionale e meritano, quindi una maggiore indagine per comprendere le possibili cause sottostanti.

Analizzando il tipo di protesti, si scopre che quelli associati alle imprese vedono la riduzione maggiore con un -22,0%, a dimostrazione che il tessuto imprenditoriale italiano sta lentamente recuperando dopo i duri colpi subiti a causa della crisi economica esacerbata dalla pandemia. In contrasto, i protesti legati alle persone fisiche si contraggono in misura molto più contenuta, un -3,5%.

Inoltre, la diversità diviene palpabile nel confronto tra cambiali e assegni. Se per le prime si evidenzia una netta diminuzione sia per imprese (-27,8%) che per persone (-5,8%), per gli assegni si verifica un sorprendente aumento, in particolare per quelli associati alle persone (+40,1%), segno che questo strumento di pagamento conserva una vitalità inaspettata che, nondimeno, si accompagna a problemi di solvibilità.

Questi dati offrono una finestra sullo stato di salute dell’economia italiana, suggerendo una lenta ma progressiva risoluzione di alcune problematiche legate al credito e al pagamento delle obbligazioni. Il fenomeno, però, è ancora lontano dall’essere esaustivamente indagato e richiede attenzione per evitare il rischio di nuove ondate di insoluti che potrebbero danneggiare ulteriormente un tessuto economico nazionale che cerca di rialzarsi.