“Cosa accadrebbe se il Consiglio dei Ministri decidesse di non fissare la data delle elezioni politiche alla scadenza naturale della legislatura? La reazione sarebbe immediata, trasversale, probabilmente indignata. Si parlerebbe di crisi istituzionale, di strappi alla democrazia rappresentativa, di rispetto delle regole e delle procedure costituzionali. Eppure, mutatis mutandis, è quanto sembra accadere in provincia di Avellino, dove il rinnovo della carica del presidente provinciale appare sospeso in una zona grigia fatta di silenzi, attese e mancate risposte. Il presidente attualmente in carica, eletto il 19 dicembre 2021, non ha ancora provveduto all’indizione dei comizi elettorali per il rinnovo degli organi provinciali. Sono trascorsi quattro anni e, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, le elezioni non si terranno nei novanta giorni indicati dalla legge. Un passaggio che, al di là delle dinamiche politiche, rappresenta un atto dovuto sul piano istituzionale, scandito da norme e tempistiche precise. Ciò che colpisce non è soltanto la mancata convocazione delle elezioni, ma anche il clima di apparente immobilismo che circonda la vicenda. Molti amministratori restano silenti: mancanza di coraggio o convinzione che la democrazia sia ormai la regola del più forte — o del più furbo? Un atteggiamento che alimenta interrogativi sulla tenuta degli equilibri politici locali e sulla reale volontà di affrontare la questione. Nel frattempo, richieste di chiarimento sono state inviate agli organi costituzionali competenti, con l’obiettivo di verificare la legittimità della situazione e comprendere se vi siano margini per eventuali interventi sostitutivi o altre iniziative istituzionali. Le Province, dopo la riforma Delrio, sono enti di secondo livello e spesso percepiti come marginali dall’opinione pubblica. Proprio questa minore attenzione mediatica, però, rischia di trasformarsi in terreno fertile per ritardi e opacità, con conseguenze che incidono comunque sulla rappresentanza democratica e sull’equilibrio istituzionale. La domanda che resta sospesa è semplice quanto cruciale: perché nessuno parla? Si tratta solo di prudenza politica o esiste una convergenza tacita nel rinviare un passaggio elettorale inevitabile? In assenza di risposte chiare, cresce la percezione di una democrazia locale congelata, dove il tempo istituzionale sembra scorrere secondo regole diverse da quelle previste. E se a livello nazionale uno scenario simile sarebbe impensabile, forse è proprio nei livelli territoriali più vicini ai cittadini che il rispetto delle procedure dovrebbe essere ancora più rigoroso” la nota di Ciro Aquino Sindaco di Montefredane.
dalla redazione


