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Quasi 6 milioni di lavoratori italiani sotto la soglia dei 11mila euro annui

In ECONOMIA
Marzo 16, 2024

Una ricerca condotta dall’Ufficio Economia dell’Area Politiche per lo Sviluppo della Cgil Nazionale ha messo in luce un vero e proprio allarme salariale in Italia. Secondo i dati raccolti, circa 5,7 milioni di lavoratori dipendenti ricevono una retribuzione media inferiore a 11 mila euro lordi all’anno. Tale cifra, amaramente bassa, è il sintomo di problematiche più profonde legate alla struttura del mercato del lavoro italiano.

Confrontando il salario medio nazionale con quello delle altre maggiori economie dell’Eurozona, emerge che l’Italia, con un importo annuo di 31,5 mila euro lordi, si colloca notevolmente al di sotto dei livelli tedeschi (45,5mila euro) e francesi (41,7mila euro), dati forniti dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Questo divario non è soltanto il riflesso di una diversa struttura economica, ma anche il risultato di una serie di fattori intrinseci al mondo del lavoro nostrano.

In primo luogo, la distribuzione occupazionale italiana vede un’alta presenza di lavoratori in ambiti meno qualificati, posizioni spesso caratterizzate da stipendi più bassi rispetto alle professioni altamente specializzate. In aggiunta, il lavoro part-time si impone come una realtà spesso non desiderata da chi lo subisce. La percentuale di lavoratori che si trovano in questa condizione involontariamente è del 57,9%, la più alta in Eurozona, configurando un panorama occupazionale dove il desiderio di un impiego a tempo pieno rimane insoddisfatto per molti.

I contratti a termine rappresentano un altro problematico pilastro del lavoro italiano, incidendo per il 16,9% sul totale dei rapporti di lavoro. Il ricorso diffuso alla precarietà contrattuale incide sulla continuità lavorativa e, di conseguenza, sulla capacità di garantire un reddito stabile e soddisfacente ai lavoratori.

Per rafforzare queste osservazioni, l’analisi della Cgil ha sottolineato l’incremento del rischio povertà tra i lavoratori, uno spettro che si aggrava non solo nelle fasce di età più giovani, ma che colpisce trasversalmente il mondo del lavoro indipendentemente dall’anzianità e dal livello formativo.

Il report della Cgil solleva quindi un interrogativo fondamentale sul futuro del lavoro in Italia, stimolando una riflessione critica sulle politiche necessarie a superare questa crisi salariale. Dall’introduzione di un salario minimo garantito, più volte oggetto di dibattito politico, fino alla promozione di una maggiore stabilità contrattuale, le prospettive di cambiamento richiedono un impegno congiunto tra sindacati, datori di lavoro e istituti governativi, per il radicamento di un mercato del lavoro più equo e remunerativo.