Nell’orbita delle tensioni commerciali globali, un nuovo fronte di scontro si apre tra Pechino e Bruxelles, il tema in discussione riguarda uno dei fiore all’occhiello del Made in Italy: i formaggi. Proprio in un momento in cui l’export di prodotti caseari, dal grana padano alla mozzarella di bufala e dal pecorino romano al gorgonzola, mostra un’escalation verso il mercato cinese, le questioni di politica commerciale internazionale minacciano di rallentare questa corsa.
Recentemente, la Cina ha annunciato l’avvio di un’indagine approfondita sulle sovvenzioni che l’Unione Europea eroga per l’export di latticini, sospettando una possibile violazione delle normative dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Questa mossa è stata interpretata a Bruxelles come una diretta ritorsione alle imposizioni europee sui veicoli elettrici cinesi, un settore in rapida espansione ma al centro di dispute sui livelli di supporto statale.
Da parte sua, l’UE si è detta pronta a difendere con fermezza i propri interessi agricoli, assicurando che i sussidi contestati rispettano pienamente gli accordi dell’OMC. Tale convinto sostegno sembra però non bastare a placare le inquietudini che serpeggiano tra i produttori italiani, i cui formaggi rappresentano una quota importante dell’export agroalimentare complessivo verso il gigante asiatico.
Il settore lattiero-caseario italiano, in particolare, ha mostrato un’espansione notevole nel mercato cinese con un aumento del 35% nei primi cinque mesi del 2024, rispetto all’anno precedente. Nonostante le quantità esportate non raggiungano ancora l’equivalente di altri grandi produttori internazionali, il potenziale di crescita è evidente e di fondamentale importanza per le aziende italiane.
Di conseguenza, le associazioni di categoria come Coldiretti, il Consorzio di Tutela del Grana Padano e il Consorzio per la tutela del pecorino romano Dop si sono espresse con preoccupazione, paventando scenari negativi per l’industria di settore. La controversia sugli autoveicoli elettrici evidenzia quanto velocemente il settore agroalimentare può diventare ostaggio di battaglie commerciali più ampie.
In questo contesto di incertezza, figure istituzionali come il ministro delle imprese, Adolfo Urso, cercano di mediare e di aprire canali di dialogo per prevenire danni e ristabilire un terreno di gioco equo. Urso ha sottolineato l’importanza di negoziazioni che non penalizzino ingiustamente i produttori, ricordando che le regole del libero mercato devono essere equanime per tutti gli attori coinvolti.
Mentre l’industria italiana guarda con trepidazione l’esito delle indagini e la possibile imposizione di dazi sulle importazioni di formaggi in Cina, il dialogo tra le parti si presenta come l’unico strumento per evitare un impasse che potrebbe avere ripercussioni durature. La situazione attuale richiede non solo acutezza diplomatica, ma anche una forte coesione all’interno del settore europeo per affrontare collettivamente una sfida che minaccia uno dei pilastri dell’eccellenza agroalimentare italiana.
