Ultime battute di una campagna referendaria sempre più serrata, con il fronte del “sì” deciso a giocare tutte le carte per portare gli elettori alle urne. L’obiettivo è chiaro: massimizzare la partecipazione in un voto senza quorum, dove a fare la differenza sarà chi sceglierà di votare. In prima linea la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che rilancia l’appello attraverso social e televisione. In un video diffuso online mostra concretamente come votare, definendo il referendum “un’occasione storica” per riformare la giustizia. “La differenza la fa chi va a votare”, ribadisce, respingendo al contempo le accuse di politicizzazione e assicurando la solidità della maggioranza. Il sostegno al voto arriva anche dal mondo economico. Da Milano, Pier Silvio Berlusconi annuncia un convinto “sì”, motivato non da ragioni politiche ma da “civiltà e modernità”. Le principali organizzazioni imprenditoriali — da Confindustria a Confcommercio — evitano di schierarsi, ma invitano comunque i cittadini a partecipare, sottolineando come l’efficienza della giustizia incida direttamente anche sull’economia. Sul piano politico, il centrodestra intensifica la presenza sul territorio e nei media, pur senza una chiusura unitaria della campagna. Dall’altra parte, le opposizioni alzano il livello dello scontro, denunciando una sovraesposizione televisiva del governo. Un tema su cui è intervenuta anche l’Autorità per le comunicazioni, richiamando alcune emittenti a garantire maggiore equilibrio tra le posizioni. A fare da sfondo, restano le tensioni tra politica e magistratura, tra polemiche su eventi pubblici e cambi ai vertici delle istituzioni di settore, che contribuiscono ad alimentare un clima già acceso. Con il voto alle porte, la sfida si concentra dunque su un solo punto: convincere gli indecisi e portare più cittadini possibile alle urne. Perché, in assenza di quorum, sarà l’affluenza a decidere il peso reale del risultato.
di Fausto Sacco

