Durante i primi due anni di presidenza di Giorgia Meloni, il tessuto lavorativo italiano ha registrato un’espansione significativa. Attraverso i dati forniti dall’Ufficio studi della Cgia, emerge un aumento complessivo di 847mila occupati, pari a una crescita del 3,6%. La distribuzione tra lavoratori dipendenti e autonomi rivela una predominanza dei primi, con 672mila nuove posizioni occupate rispetto alle 175mila de lavoratori autonomi.
Un’analisi più dettagliata mostra una sostanziale trasformazione nel tipo di contrattualizzazione: i posti di lavoro a tempo indeterminato hanno vissuto un incremento di 937mila unità, a fronte di una diminuzione di 266mila contratti a termine. Ciò ha portato a una riduzione del lavoro precario tra i lavoratori subordinati, la cui incidenza percentuale è calata al 14,4%, evidenziando un decremento di due punti percentuali rispetto all’ottobre del 2022.
Parallelamente, la disoccupazione ha mostrato una flessione significativa, con un calo di 496mila persone, attestandosi a 1.473.000 individui. Anche il gruppo degli inattivi ha visto una riduzione di 198mila unità, posizionandosi a 12.538.000.
Particolarmente rilevante è l’impatto di questa crescita occupazionale sulle donne, che rappresentano quasi la metà degli impieghi aggiuntivi (420mila, il 49,6%), mentre i maschi costituiscono il 50,4% con 427mila nuovi occupati. Da notare anche la forte presenza femminile tra i meno disoccupati, dato che le donne rappresentano il 55,1% di questa categoria.
L’incremento occupazionale ha visto un contributo decisivo dalla fascia d’età degli over 50, che con 710mila nuovi occupati rappresentano l’83,8% del totale dei nuovi impieghi. Seguono i giovani adulti, tra i 25 e i 34 anni, con un incremento di 184mila unità. I giovani tra i 15-24 anni mostrano un minore, ma significativo, aumento di 18mila nuovi posti di lavoro. L’unico dato negativo riguarda la coorte anagrafica tra i 35-49 anni, con una contrazione di 66mila lavoratori.
Sebbene questi dati siano incoraggianti, va osservato che l’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Cig) è in aumento, specialmente nelle regioni del Nord Italia, suggerendo che non tutti i settori stiano vivendo una ripresa uniforme. Dal 2024, infatti, il monte ore mensile di Cig è salito rispetto agli anni precedenti, segno che alcune industrie stanno ancora affrontando sfide significative.
In conclusione, i primi due anni di governo Meloni hanno apportato cambiamenti notevoli nel mercato del lavoro italiano. Con un notevole aumento dell’occupazione e una decisa riduzione sia della disoccupazione che della precarietà contrattuale, si osserva una transizione verso un mercato del lavoro più stabile e inclusivo. Tuttavia, l’aumento della Cig indica che la strada verso una completa ripresa economica sarà ancora piena di sfide.
