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Samurai Jay accende Flumeri: il gran finale dell’Estate Flumerese è una notte da ricordare aperta da Holyroh

In ATTUALITA', AVELLINO, CAMPANIA
Agosto 17, 2026
Una piazza gremita ha salutato il gran finale dell’Estate Flumerese: Holyroh ha aperto la serata con i suoi inediti, poi Samurai Jay ha fatto esplodere il Campo del Giglio tra hit, cori e l’energia travolgente del pubblico.

C’è un momento, nelle feste di piazza in cui il pubblico diventa un corpo unico, una massa che canta, salta, filma, si muove sulla stessa frequenza. Ieri sera, 16 agosto, al Campo del Giglio di Flumeri, è successo esattamente questo. La chiusura dell’Estate Flumerese ha avuto il volto e soprattutto il suono di Samurai Jay, protagonista di uno degli appuntamenti più attesi dell’estate irpina. E il pubblico ha risposto presente: una folla imponente, una piazza stracolma e un colpo d’occhio che ha confermato le aspettative della vigilia. Non era soltanto l’ultimo concerto di una programmazione estiva. Era il momento in cui l’estate decideva di alzare definitivamente il volume. A scaldare il Campo del Giglio ci ha pensato Holyroh, giovane artista irpino scelto per aprire una serata di questa portata. Una responsabilità non da poco, soprattutto davanti a un pubblico arrivato a Flumeri con un obiettivo preciso: cantare fino all’ultimo ritornello. Holyroh (Rocco Pagliarulo) ha raccolto il calore della sua terra e lo ha restituito dal palco, conquistando progressivamente la piazza. Per il giovane talento locale, l’apertura è stata un’occasione importante e il pubblico irpino ha dimostrato di apprezzare la sua presenza, considerandola una partenza all’altezza dell’evento. Holyroh ha portato tre pezzi di cui uno inedito tratto da un brano di Pino Daniele “Chillo è nu buon Guaglione”, continuando con il suo ultimo editoriale “Cielo Terso” e concludendo con l’inedito dal titolo “nu buon waglion” che parla di quanto sia difficile accettarsi quando ciò che ti circonda è un contesto che respinge il tuo essere e il tuo modo di vivere, racconta la confusione di chi sente di essere diverso, ma non riesce a inquadrare cosa realmente è, un brano che vuole raccontare la semplicità che c’è dietro questi sentimenti che spesso vengono resi più complessi dalla società che ci circonda. Poi è arrivato Samurai Jay. E a quel punto il Campo del Giglio ha cambiato pelle. L’artista napoletano, nome d’arte di Gennaro Amatore, arrivava a Flumeri nel pieno di una fase particolarmente fortunata della sua carriera. Dopo il successo virale di “Halo”, diventato uno dei tormentoni dell’estate 2025, Samurai Jay ha affrontato nel 2026 il palco dell’Ariston con “Ossessione”, portando al Festival di Sanremo il suo incrocio di urban, pop e sonorità latine. A Flumeri, però, non c’era nessun Ariston da conquistare. C’era una piazza. E quella piazza era già sua. Il concerto ha messo in fila i brani più amati dal pubblico, alternando le canzoni che hanno costruito il percorso dell’artista ai suoi successi più recenti. Quando sono partite le note di “Halo”, la risposta è stata quella che ci si aspetta da una hit diventata patrimonio collettivo: migliaia di voci pronte a riprendersi ogni parola. È uno di quei pezzi che non hanno bisogno di presentazioni. Parte una frase e il pubblico sa già dove andare. Poi “Ossessione”, la canzone con cui Samurai Jay ha portato all’Ariston la sua idea di musica come passione, ambizione e movimento. Un brano che ha segnato un passaggio importante nella sua carriera e che, dopo Sanremo, ha continuato la sua corsa fino alla certificazione di platino. Ma la vera misura della serata non sta soltanto nella scaletta. Sta nell’energia. Nei video pubblicati sui social, nei commenti di chi era sotto il palco, nelle immagini di una piazza piena e nella sensazione condivisa che quello di Flumeri fosse molto più di un semplice concerto estivo. Il pubblico ha parlato di “un grande evento”, di un live pienamente riuscito, sottolineando soprattutto l’energia esplosiva portata da Samurai Jay sul palco. E poi c’è quella frase che, più di altre, racconta il destino dei tormentoni: brani “impossibili da levarsi dalla testa”. È forse questo il segreto della serata. Samurai Jay non ha provato a trasformare Flumeri in Sanremo, né a replicare la dimensione televisiva dell’Ariston. Ha fatto qualcosa di più diretto: ha preso le sue canzoni e le ha consegnate alla gente. In una notte d’agosto, nel cuore dell’Irpinia, tra smartphone sollevati e cori spontanei, la musica è tornata a essere soprattutto una cosa fisica. Da vedere, certo. Ma soprattutto da vivere. La chiusura dell’Estate Flumerese, dunque, ha centrato il bersaglio. Una grande partecipazione, un artista nel pieno della sua popolarità, un talento irpino a dare il via alla festa e una piazza capace di trasformare un concerto in un appuntamento collettivo. Per una sera Flumeri è stata esattamente dove doveva essere: al centro della scena. E quando, alla fine, le luci hanno iniziato a spegnersi, è rimasta quella sensazione che appartiene soltanto alle notti riuscite davvero. Quella per cui l’estate, almeno per qualche minuto ancora, sembra non avere nessuna intenzione di finire, di sicuro per Holyroh e Samurai Jay dopo il successo della serata.

di Giuseppe Di Giacomo