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Avellino, dal San Ferdinando al Gesualdo: la memoria di ieri, la sfida di domani per la scena avellinese

In AVELLINO, CAMPANIA, CULTURA
Agosto 17, 2026
Dalla memoria del Teatro San Ferdinando alla rinascita del Gesualdo: una riflessione sul patrimonio culturale avellinese, sui giovani talenti e sulla necessità di restituire al teatro una nuova stagione di protagonismo artistico e territoriale.

C’è un filo rosso, elegante e sottile, che attraversa oltre due secoli di storia avellinese. È il racconto di una comunità che ha sempre affidato alle tavole del palcoscenico il proprio desiderio di bellezza, di incontro e di crescita culturale. Una storia che parte nel 1816 con l’inaugurazione del Teatro San Ferdinando in Piazza della Libertà (nell’area dell’ex Monastero di Sant’Onofrio) e che ha segnato un’epoca: prima sala in Europa a dotarsi di un’illuminazione a ribalta elettrica, il San Ferdinando è stato per un secolo il cuore pulsante della vita sociale irpina, alternando la grande opera lirica (Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi) al teatro di prosa, al varietà e ai saggi delle scuole di danza cittadine, integrate nelle produzioni d’opera. Nel 1925, con le trasformazioni urbanistiche del centro cittadino, quel luogo di ritrovo venne demolito, lasciando per decenni un vuoto tangibile nella memoria urbana. Bisognerà attendere il 2002 per assistere alla rinascita: l’inaugurazione del Teatro Comunale Carlo Gesualdo ha restituito alla città una grande casa dell’arte. Negli anni della sua massima espansione – in particolare sotto la guida dell’Istituzione Teatro e la presidenza di Luca Cipriano (e il lavoro dei CdA precedenti) – il Gesualdo si è imposto come punto di riferimento nel panorama regionale e nazionale. Una fabbrica culturale vivace, capace di registrare numeri record di abbonati, ospitare produzioni internazionali e dare vita a una formidabile fucina formativa per le nuove generazioni.  Il vero fiore all’occhiello di quella stagione è stato l’investimento sui giovani talenti locali attraverso la creazione dell’Orchestra Giovanile e del Coro di Voci Bianche e Giovanile del Teatro Carlo Gesualdo: non un semplice laboratorio, ma un reale polmone produttivo e artistico dell’Istituzione. Un percorso straordinario reso possibile dalla visione, dalla dedizione e dalla straordinaria generosità umana di chi quel teatro lo ha diretto giorno per giorno, con passione e competenza, fin dal primo giorno dell’inaugurazione nel 2002 fino al 2016: il Direttore Dario Bavaro, colonna portante della struttura e amatissima guida per l’intera comunità, purtroppo scomparso quest’anno.  La svolta del 2016, con lo scioglimento dell’Istituzione a seguito di un’aspra controversia amministrativa (da cui Cipriano è stato successivamente prosciolto e pienamente riabilitato), ha tuttavia interrotto quel modello propulsivo, privando la città di una regia autonoma e riducendo progressivamente la carica propulsiva della struttura. Oggi, la lezione del passato parla chiaro: il vuoto culturale, artistico e umano generatosi in questi anni non deve solo essere colmato con urgenza, ma chiede un cambio di passo decisivo. Occorre riaprire appieno le porte del Teatro Carlo Gesualdo, restituendo alla città una programmazione organica in cui il teatro musicale, la stagione sinfonica, la grande prosa, la comicità d’autore, il teatro civile e le rassegne per le scuole trovino la loro naturale collocazione sul piano territoriale, regionale, ministeriale e nazionale, guardando con coraggio e respiro anche al panorama internazionale. Riavviare questo motore e riportare le maestranze a casa — a partire dal Coro di Voci Bianche e Giovanile, da sempre cuore pulsante del teatro — significherebbe non solo restituire un futuro ai giovani e alla città, ma anche rendere finalmente giustizia e tributo a chi, come il Direttore Dario Bavaro, ha speso l’intera vita con incondizionata dedizione umana e teatrale per la crescita di questa istituzione. Soltanto mettendo la qualità artistica e la passione della comunità al centro dell’agenda cittadina, Avellino potrà riappropriarsi del proprio ruolo guida nel panoram

di Raffaella Bellezza