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Stadio Diego Armando Maradona, Abodi rilancia il progetto: “Napoli si meriti Euro 2032”

In ATTUALITA', CAMPANIA, NAPOLI
Settembre 22, 2026
Il ministro dello Sport promuove la visione del nuovo stadio: “Un progetto all’altezza delle ambizioni del club”. Ora la sfida passa dal rapporto tra Comune, Regione, Governo e società.

Il futuro dello stadio Diego Armando Maradona torna al centro del dibattito istituzionale e sportivo, e questa volta a parlare è il ministro per lo Sport Andrea Abodi. Le sue parole tracciano una linea precisa: il progetto di riqualificazione dell’ex San Paolo avrebbe le caratteristiche per proiettare Napoli verso una dimensione europea, ma la candidatura della città a sede di Euro 2032 non può essere considerata acquisita.   “Il progetto del Maradona rispetta il nome, la storia e proietta lo stadio in una dimensione nuova, di maggiore accessibilità, funzionalità e anche capacità di accoglienza”, ha dichiarato Abodi a Napoli, a margine dell’appuntamento che ha dato ufficialmente il via al countdown verso l’America’s Cup 2027. Per il ministro, dunque, non si tratta di una semplice operazione di manutenzione o di interventi circoscritti. La trasformazione immaginata per il Maradona viene descritta come una visione complessiva, capace di consegnare alla città e al Napoli «una struttura moderna».

La partita per Euro 2032

È proprio sul terreno della candidatura agli Europei del 2032 che il ragionamento di Abodi assume una valenza politica oltre che sportiva. Il ministro si dice “fiducioso” dopo aver visionato il progetto e ritiene che lo stadio abbia  “tutte le caratteristiche per essere eleggibile per gli Europei del 2032”.   Ma la selezione delle sedi non è automatica.  “C’è una competizione in atto con altre città e, come si suol dire quando c’è una competizione, vinca il migliore”, ha sottolineato Abodi.  Una formula che restituisce alla candidatura napoletana il suo peso politico: il progetto può rappresentare un requisito importante, ma sarà necessario completare il percorso e dimostrare concretamente la capacità della città di sostenere una manifestazione internazionale di questa portata.   “Mi resta difficile immaginare un Europeo senza Napoli”, ha aggiunto il ministro, precisando però che la città  “sta cercando di meritarsi il diritto che non è acquisito”.   È una sfida che riguarda quindi lo stadio, ma anche la capacità istituzionale di costruire una candidatura credibile e condivisa.

Il ruolo di Comune e Regione

Abodi ha quindi richiamato il lavoro in corso da parte delle istituzioni territoriali. “Il lavoro per il Maradona prosegue da parte di Regione e Comune”, ha spiegato, ricordando il supporto tecnico garantito attraverso il commissario Sessa.  Non viene escluso neppure un ulteriore intervento economico da parte del Governo: “Vedremo anche se poter dare piccoli supporti ulteriori dal punto di vista finanziario”.Il riferimento è particolarmente significativo perché la riqualificazione del Maradona si colloca dentro una partita più ampia, nella quale risorse pubbliche, esigenze sportive e interessi della società calcistica devono trovare un punto di equilibrio.

Il rapporto con De Laurentiis

Sul progetto resta tuttavia aperto il confronto con il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, che nel tempo ha manifestato scetticismo rispetto alla possibilità che un intervento pubblico possa garantire al club uno stadio adeguato agli standard delle grandi società europee.  Abodi non nasconde la distanza di vedute:  “Ho sempre raccolto la sfiducia del presidente De Laurentiis, rispetto il suo pensiero, mi auguro che possa essere smentito dai fatti”.  Parole che lasciano spazio al confronto, ma anche alla necessità di verificare sul campo la capacità del progetto di rispondere alle esigenze di una società che ambisce stabilmente a competere ai massimi livelli. Il ministro, però, individua nel dialogo la strada da seguire: “La collaborazione, il rispetto dei ruoli, porta sempre a qualcosa di positivo”.

Napoli, lo stadio e una responsabilità collettiva

Nel ragionamento di Abodi il Maradona non è soltanto un impianto sportivo. È un’infrastruttura strategica per la città e, allo stesso tempo, un simbolo attorno al quale si intrecciano interessi pubblici e ambizioni sportive.  “Il Napoli è un’istituzione laica di questa città”, ha affermato il ministro, auspicando che “il dialogo riprenda” e che possano essere comprese le ragioni dell’amministrazione comunale e regionale, che hanno finanziato in maniera significativa il progetto.  È qui che la partita dello stadio assume una dimensione eminentemente politica. Da una parte c’è l’interesse pubblico a riqualificare un impianto storico e renderlo adeguato agli standard contemporanei; dall’altra c’è l’esigenza del Napoli di avere una casa moderna, funzionale e capace di sostenere le ambizioni del club.  In mezzo c’è una candidatura europea che potrebbe rappresentare un ulteriore acceleratore.  Il messaggio di Abodi, in definitiva, è chiaro: il progetto c’è, la volontà istituzionale anche. Adesso bisognerà trasformare le intenzioni in risultati concreti. E soprattutto ricostruire un dialogo stabile tra tutti gli attori coinvolti. Perché il Maradona non è soltanto la questione di uno stadio. È una delle grandi partite infrastrutturali, sportive e politiche che Napoli si trova davanti nei prossimi anni.

di Fausto Sacco