Una provocazione artistica che si carica di tensione politica ha preso forma nelle vie di Milano. Un’opera d’arte dall’eloquente titolo “Cacca Larentia: defascistizziamoci” è apparsa vicino alla sede del partito Fratelli d’Italia, situata in uno dei centri nevralgici del capoluogo lombardo. La creatrice dell’opera, la street artist Cristina Donati Meyer, ha chiarito che il suo atto non è solo artistico, ma un vero e proprio manifesto contro i recenti episodi che riecheggiano tempi oscuri nella storia italiana.
L’opera ha trovato spazio in via Masera, una scelta non casuale, dato il dialogo visivo instaurato con gli uffici di Fratelli d’Italia. Prendendo spunto dallo scandalo legato ad un raduno di mille fascisti avvenuto ad Acca Larentia a Roma, episodio sul quale personalità politiche come la presidente del Consiglio e il presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa, sembrano non aver preso posizione in maniera significativa, la Meyer ha voluto lanciare un messaggio forte, come descritto in una nota ufficiale.
Secondo l’artista, è tempo di “defascistizzare” la società italiana, con la speranza che le organizzazioni di stampo neo fascista e neo nazista vengano finalmente sciolte e gestite con la severità che meritano. La rappresentazione visuale dell’opera mette in scena una silloetta di mani nere tese verso l’alto, evocazioni chiare di un saluto fascista, contrastate da una mano che le irrorizza con un getto di vernice arcobaleno, simbolo di pace e inclusività.
La reazione delle autorità non si è fatta attendere, con la Polizia di Stato che si è recata sul posto per i controlli necessari. Quest’atto dimostra come l’arte possa ancora oggi essere uno strumento potente per indurre riflessioni e discussioni all’interno della società.
Mentre le reazioni politiche all’opera di Donati Meyer sono attese, il dibattito sull’uso della strada come tela per esprimere dissenso si intensifica. Non solo arte, la “Cacca Laretia” diventa un simbolo del confronto continuo tra passato e presente, tra la rimozione e la memoria storica. E mentre Milano si affaccia sulla scena come palcoscenico di questa espressione moderna, la città conferma il proprio ruolo di caleidoscopio culturale, in cui l’arte diventa veicolo di critica sociale e politica.
