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Tensioni tra Avvocati Penalisti e ANM: Divergenze sulla Riforma della Giustizia

In POLITICA
Maggio 30, 2024

Il recente approvamento del Consiglio dei Ministri sulla riforma della giustizia ha riacceso le polemiche tra l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e l’Unione delle Camere Penali Italiane. Francesco Petrelli, presidente dell’Unione, ha criticamente osservato la posizione dell’ANM, definendola come una resistenza corporativa, poco incline al dialogo e al cambiamento.

L’ANM, secondo Petrelli, sembra perseguire una visione quasi “ontologica” del sistema giuridico attuale, considerando l’unitarietà delle carriere in magistratura non solo come una prassi, ma quasi come un dogma immutabile. “Il documento conclusivo del loro ultimo congresso parla di ‘unitarietà delle carriere’ quasi fosse un assioma imprescindibile della giustizia italiana,” ha sottolineato Petrelli in una dichiarazione all’ANSA.

Da parte sua, il mondo della difesa, rappresentato dall’Unione delle Camere Penali, chiede un confronto più aperto e meno settario. “Riteniamo fondamentale trattare ogni riforma con un metodo rigorosamente laico, aperto al dialogo politico e democratico. Non si può cristallizzare la normativa vigente come se fosse inalterabile,” ha aggiunto Petrelli, sottolineando la necessità di accelerare il processo di riforma per garantire una maggiore efficacia e giustizia nel sistema legale italiano.

Petrelli ha anche parlato dell’importanza di riconoscere costituzionalmente il ruolo dell’avvocatura, enfatizzando che “l’inviolabilità del diritto di difesa”, sancito dall’articolo 24 della Costituzione italiana, rappresenta il fulcro della tutela e della valorizzazione del lavoro dell’avvocato. “Dobbiamo operare per assicurare che la pratica difensiva sia effettivamente tutelata, come garanzia essenziale delle libertà di ogni cittadino,” ha affermato.

Nel contesto più ampio, le osservazioni di Petrelli trovano eco nelle parole di Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento. Durante un’intervista a Rai Radio 1, Ciriani ha difeso la riforma, argomentando che la stessa non mira a penalizzare i magistrati, ma piuttosto a rispondere a una richiesta di lunga data di una giustizia più equa per i cittadini. “La maggior parte dei magistrati svolge con integrità il proprio mandato; il nostro obiettivo è migliorare il sistema, non punire individualità,” ha precisato Ciriani, invitando l’ANM a partecipare in maniera costruttiva al confronto riguardo la riforma.

L’atteggiamento percepite come “preconcetto” dell’ANM, tuttavia, sembra evidenziare un distanziamento nei confronti del governo attuale, con possibili implicazioni per il processo di riforma, che si propone di essere rapido e incisivo.

In conclusione, mentre la riforma della giustizia continua a essere un punto nevralgico nella politica italiana, il dialogo tra le parti interessate appare indispensabile per raggiungere un equilibrio tra la conservazione dell’efficienza del sistema giudiziario e la necessità di innovare e migliorare la protezione dei diritti dei cittadini. Gli esiti di questo dibattito avranno un impatto significativo sulla l’equità e sulla velocità del sistema giudiziario italiano nei prossimi anni.