Si è suicidato questa mattina Sabatino Santangelo, ex vicesindaco di Napoli ai tempi della giunta guidata da Rosa Russo Iervolino. Secondo le prime ricostruzioni, l’ex politico si sarebbe gettato dall’ottavo piano della sua abitazione in Corso Vittorio Emanuele, nel cuore del capoluogo partenopeo. La notizia ha scosso profondamente la città e il mondo politico locale. Santangelo era da anni al centro di una complessa e tormentata vicenda giudiziaria legata a “Bagnoli Futura”, la società pubblica incaricata della bonifica dell’ex area Italsider. Un procedimento iniziato con le indagini nel 2007 e diventato processo nel 2014, che lo ha accompagnato per oltre quindici anni. Nel 2018 era arrivata la condanna in primo grado a tre anni di reclusione per presunto disastro ambientale colposo. Convinto della propria innocenza, Santangelo aveva scelto di rinunciare alla prescrizione e di proseguire il percorso giudiziario. In appello, lui e gli altri imputati furono assolti con la formula “perché il fatto non sussiste”. Ma la vicenda non si è mai chiusa davvero. La Corte di Cassazione ha più volte annullato le assoluzioni, rinviando gli atti a nuove sezioni della Corte d’Appello per ulteriori accertamenti. L’ultimo passaggio risale al maggio scorso, quando la Suprema Corte ha annullato anche l’assoluzione dell’“appello bis” dell’ottobre 2024, disponendo l’apertura di un quinto processo, fissato per il prossimo 6 marzo. Una lunga sequenza di verdetti, rinvii e annullamenti che ha trasformato il caso Bagnoli Futura in uno dei procedimenti più complessi e duraturi della storia giudiziaria napoletana. Oggi, però, resta soprattutto una tragedia umana. Al di là delle aule di tribunale, si spezza la vita di un uomo che per anni ha vissuto sotto il peso di un processo senza fine. La città di Napoli si ritrova ora a fare i conti con una morte che lascia sgomento, interrogativi e un profondo senso di amarezza.
di Marco Iandolo

