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Unci AgroAlimentare, Scognamiglio: no all’apertura della cava di Durazzano, sarebbe una ferita per il territorio.

In BENEVENTO
Giugno 20, 2024
L’appello al governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

“Siamo assolutamente contrari all'ipotesi di una attività estrattiva a Durazzano, in provincia di Benevento, al confine con il Parco urbano “Dea Diana”, perchè dannoso per l’ambiente, per le coltivazioni locali e per la salute dei cittadini. L’intenzione della Regione di riaprire la vecchia questione della cava è una scelta inopportuna e di retroguardia”. Ad affermarlo è Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare.

“Il problema non investe – ha proseguito il numero uno dell'associazione di settore del mondo cooperativistico – soltanto la comunità locale di Durazzano, ma tutti i 9 Comuni del Sannio e del Casertano, che rientrano nell’area verde (anche quindi Santa Maria a Vico, Cervino, Forchia, Arpaia, Airola, Arienzo, Sant’Agata dei Goti, Maddaloni). Non a caso, i sindaci del Comuni contermini hanno giustamente espresso la propria posizione critica e la ferma intenzione di opporsi all’avvio delle procedure di apertura della cava di calcare, da parte del Genio civile di Benevento e di Palazzo Santa Lucia. Quando sono in ballo integrità del territorio, il patrimnonio naturale e interessi economici ed occupazionali diffusi pre-esistenti, sarebbe opportuno e doveroso confrontarsi con i cittadini, con gli enti locali e con le parti sociali, prima di assumere decisioni calate dall’alto, che possono avere ricadute negative per gli abitanti e per le attività. Da parte nostra, non possiamo non evidenziare la presenza in zona di coltivazioni di castagne, nocciole e oliveti, imprese agricole e frantoi, significative per il comprensorio, e che l’apertura della cava sottrarrebbe suolo agricolo e boschivo, interferendo inoltre con l’intero territorio circostante. Le risorse principali delle aree interne sono il paesaggio, l’agricoltura, le bellezze naturali, fortunatamente spesso ancora incontaminate o quasi, che andrebbero preservate, tutelate e semmai adeguatamente valorizzate. Mentre nell’opinione pubblica cresce la sensibilità ambientale e le istituzioni a tutti i livelli si pongono l’obiettivo strategico della salvaguardia degli equilibri ecologici, anche orientando e convertendo le attività produttive e modificando stili di vita, risulta un controsenso riattivare insediamenti estrattivi in un contesto da sempre vocato ad attività primarie e che del verde ha fatto un segno distintivo e sul quale ha deciso di investire per il futuro, seguendo un modello di sostenibilità. Per l’area dei monti Tifatini e del parco urbano intercomunale “Dea Diana”, ricchi anche di storia, tradizioni e miti antichi, per la Valle di Suessola e la Valle Caudina, la cava e insediamenti simili rappresentano una ferita inaccettabile”.   “Sollecitiamo pertanto – ha concluso Scognamiglio – il presidente della giunta regionale De Luca ad approfondire la questione, aprendo un tavolo di confronto con  le amministrazioni locali e revocando i provvedimenti già assunti”.

dalla redazione