Anticipato di oltre un mese rispetto all’edizione inaugurale del 2024, Vinitaly and the City al Parco Archeologico di Sibari ha superato ogni aspettativa, confermandosi uno degli appuntamenti più attrattivi dell’estate italiana. L’evento, organizzato da Regione Calabria e Arsac in collaborazione con Veronafiere, ha registrato numeri da record e un entusiasmo collettivo che ha sorpreso anche gli addetti ai lavori. La giornata di sabato, in particolare, è stata teatro di un vero e proprio assedio pacifico di visitatori, culminato nella travolgente performance della dj Ema Stokholma, che ha trasformato l’area archeologica in una grande piazza danzante.
Un successo annunciato (ma non scontato)
Quello che si è visto a Sibari è il frutto di una visione audace e di un’organizzazione impeccabile. L’idea di trasferire il “fuori salone” veronese – tradizionalmente ospitato tra le vie del centro storico scaligero – in una regione del Sud è nata dalla mente dell’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo. Una sfida tutt’altro che semplice, ma che oggi si può dire pienamente vinta. In appena due anni, la Calabria è passata da outsider a protagonista nel panorama degli eventi enogastronomici nazionali, ribaltando lo stereotipo di una regione ai margini e dimostrando, invece, capacità progettuali e attrattive di altissimo livello.
Il vino come volano di rinascita culturale ed economica
L’edizione 2025 di Vinitaly and the City ha messo in luce quanto il vino calabrese, per anni rimasto in ombra rispetto ad altri territori più blasonati, sia oggi in grado di catalizzare investimenti, turismo e attenzione mediatica. I numeri non mentono: migliaia di presenze, decine di eventi collaterali, degustazioni sold out e un pubblico trasversale per età e provenienza. Non solo addetti ai lavori e wine lovers, ma anche famiglie, turisti e curiosi, attirati da un format che ha saputo coniugare l’offerta enologica con musica, arte, spettacoli e promozione territoriale.
La Calabria riscrive il proprio racconto
“Quando abbiamo immaginato Vinitaly in Calabria, molti ci hanno guardato con scetticismo. Ma oggi nessuno si sorprende più”, ha dichiarato Gallo, visibilmente soddisfatto. E ha già annunciato l’appuntamento per il 2026, a conferma della volontà di rendere la manifestazione un punto fermo nel calendario nazionale del vino. Il messaggio che arriva da Sibari è forte e chiaro: la Calabria non solo ha le carte in regola per ospitare eventi di caratura internazionale, ma può diventare un modello replicabile. Tanto che altre regioni italiane stanno già cercando di replicarne la formula.
Nuove voci per un vino che vuole farsi sentire
Tra i volti emergenti che hanno contribuito al successo della manifestazione spicca Sissi Baratella, giovane comunicatrice enologica veronese che ha fatto della Calabria la sua seconda casa. Con una laurea con lode in Enologia e Viticoltura, ha saputo mettere al servizio del territorio calabrese un approccio moderno e coinvolgente alla divulgazione del vino. Il suo contributo alla narrazione dell’identità vitivinicola regionale è stato fondamentale per conquistare il pubblico e i media, dimostrando come competenza e passione possano davvero fare la differenza.
Un modello che funziona
Se fino a pochi anni fa parlare di Vinitaly in Calabria sarebbe sembrato un paradosso, oggi è una realtà consolidata. E lo è grazie a una rete virtuosa tra istituzioni, produttori, comunicatori e cittadini. Un esempio di come, quando ci si crede davvero, anche le sfide più ambiziose possono essere vinte.
di Fausto Sacco

