Care lettrici, cari lettori, il primo giorno dell’anno è sempre una soglia. Un punto fermo e, insieme, una linea di fuga. Si guarda indietro per capire cosa è stato costruito, e avanti per misurare ciò che resta da fare. Per Nuove Cronache, che oggi compie due anni, questo passaggio ha un peso particolare: è il momento della gratitudine, ma anche della responsabilità. La prima va a chi rende possibile, ogni giorno, questo giornale: la redazione. Giornalisti, redattori, collaboratori, grafici, tecnici. A ciascuno di voi va un grazie netto, senza retorica. Un ringraziamento speciale a Fausto Sacco, pilastro di questa esperienza, e a Matilde Libertino, Marco Iandolo, Claudio Veneri e Domenico Salerno. Avete cercato le storie con ostinazione, le avete raccontate con cura, avete sacrificato notti a un evento da seguire, a un testo da limare, a un dato da verificare. In un ecosistema informativo che premia la velocità, avete scelto la profondità. In un tempo di rumore, l’ascolto. È questo il patto fondativo di Nuove Cronache, condiviso con il nostro editore, la Fondazione Fiorentino Sullo, presieduta da Gianfranco Rotondi, ai cui valori e insegnamenti continuiamo a ispirarci. Un grazie sincero va poi alle centinaia di voci che in questo anno si sono affidate a noi per raccontarsi. Imprenditrici visionarie, scienziati vigili, volontari instancabili, artisti, amministratori sotto pressione, cittadini comuni con storie fuori dall’ordinario. L’elenco sarebbe lunghissimo; ne citiamo alcuni: Holyroh, Matteo Petecca, Anna Capasso, i Daudia, Giuliana Francioso, Mara Baccolla, Elisabella Furio, Giovanni Rizzari, Daniele Ricciardi, Antonio Melchionna, Tommaso Palma, Valeria Santurelli, Sabino Morano, Sebastiano Messina, Raffaella Bellezza, Antonio Verderosa, Roberto Dell’Omo, Naike Gruppioni, Francesco Pergola, Luca Battista, Alì Abu Ganimeh, Carmine Tomeo… Senza la vostra disponibilità a condividere esperienze, dubbi, successi, questo giornale sarebbe un contenitore vuoto. Avete dato alle nostre pagine la complessità reale del Paese. E poi il ringraziamento più importante: a voi che ci leggete. A chi ci segue dall’inizio, a chi ci ha scoperto lungo la strada, a chi ci scrive per concordare o per dissentire. Il dissenso argomentato, il confronto civile, sono ossigeno per la democrazia e misura della credibilità di un giornale. La vostra fiducia resta il nostro capitale più prezioso. Il 2025 ha confermato un’Italia in perenne cantiere, sospesa tra crisi strutturali e slanci inattesi. Abbiamo raccontato la transizione energetica, con i suoi conflitti territoriali e le sue comunità capaci di diventare produttrici di energia pulita. Abbiamo seguito le conseguenze ancora dirompenti degli eventi calamitosi, trasformando la cronaca della ricostruzione in un’indagine sulla resilienza e sulla fragilità idrogeologica del Paese. Il confronto sulla riforma della giustizia ha attraversato le nostre analisi: non dalle trincee ideologiche, ma dal punto di vista degli effetti concreti sui diritti dei cittadini. E non abbiamo ignorato il risveglio culturale, fatto di festival nelle periferie, cinema italiano riconosciuto all’estero, nuove generazioni creative che ridisegnano le mappe del consenso e dell’immaginario. In Europa, lo sguardo si è diviso tra Est e Ovest. La guerra in Ucraina ha aperto una fase nuova e incerta per il progetto comunitario; i negoziati per l’allargamento hanno messo sotto stress la coesione dell’Unione. La difesa comune ha mosso i primi passi concreti dopo anni di rinvii, in un continente che fatica ancora a parlare con una voce sola in un mondo sempre più multipolare. E il mondo, purtroppo, ha continuato a bruciare. Il Medio Oriente resta una ferita aperta: abbiamo cercato di raccontarne le conseguenze umanitarie, senza cedere alla semplificazione né all’assuefazione. Ora il futuro. Il 2026 si apre con un obiettivo dichiarato, nato dall’ascolto dei lettori: essere un giornale necessario. Non il più letto, ma quello di cui si avverte l’assenza se, per un giorno, non lo si apre. Un luogo dove l’informazione è servizio pubblico, la complessità una sfida da affrontare, non da aggirare, e la chiarezza un dovere etico. Buon 2026 a tutti noi. Che sia un anno di coraggio, di verità e di speranza attiva.
di Giuseppe Di Giacomo

