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Casal di Principe, sgomberata la villa del boss Darione, il bene confiscato diventerà sede dei servizi sociali.

In CAMPANIA, Caserta, CRONACA
Novembre 18, 2025
La liberazione e la riconversione dei beni appartenuti ai vertici del clan rappresentano l’esito di un lungo percorso giudiziario e amministrativo.

Una nuova pagina nella restituzione dei beni sottratti alla criminalità organizzata si è aperta oggi, 18 novembre, a Casal di Principe. Le forze dell’ordine hanno infatti sgomberato l’ex villa di Gaetano Darione, figura di spicco del clan dei Casalesi, liberando l’immobile occupato abusivamente da un nucleo familiare di tre persone. L’operazione, coordinata dalla Questura di Caserta con il supporto di Polizia di Stato, Carabinieri e Polizia Locale, non è stata priva di tensione: gli occupanti hanno inizialmente mostrato resistenza, ma l’intervento è stato riportato rapidamente sotto controllo, consentendo l’allontanamento definitivo degli abusivi e il ripristino della legalità. Prima dello sgombero si è reso necessario il distacco delle utenze domestiche. La villa, da tempo confiscata alla criminalità organizzata, è stata immediatamente riassegnata dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) al Comune di Casal di Principe. L’amministrazione comunale ha già annunciato la destinazione d’uso: l’immobile diventerà con tutta probabilità la nuova sede dell’Ambito Sociale di zona, l’ente intercomunale che si occupa di servizi ai cittadini e sostegno alle fasce fragili. Una scelta dal forte valore simbolico, che trasforma un ex covo del clan in un presidio di welfare e legalità. Nella stessa giornata era previsto anche lo sgombero della villa confiscata a Giuseppe Setola, l’ex capo dell’ala stragista dei Casalesi, condannato a numerosi ergastoli tra cui quello per la strage dei ghanesi di Castel Volturno. L’intervento, tuttavia, è stato rinviato a causa di un difetto di notifica. L’operazione – assicurano fonti istituzionali – verrà recuperata non appena risolte le formalità procedurali. La liberazione e la riconversione dei beni appartenuti ai vertici del clan rappresentano l’esito di un lungo percorso giudiziario e amministrativo. Ma soprattutto testimoniano una rinascita che, seppur lenta, continua a trasformare il territorio: immobili un tempo simbolo di potere mafioso diventano oggi luoghi di servizio e comunità. In attesa del prossimo passo, quello sulla villa di Setola, il messaggio delle istituzioni è chiaro: il processo di smantellamento del potere economico dei Casalesi prosegue, fino all’ultima proprietà.

di Marco Iandolo