Un’allerta preoccupante risuona nell’ambito dell’informazione giudiziaria italiana: Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, ha espresso serie perplessità sul futuro della libertà di informazione alla conferenza stampa di fine anno presieduta da Giorgia Meloni. L’approvazione di un recente emendamento, a detta di Bartoli, potrebbe rappresentare un serio arretramento per il diritto dei cittadini di essere informati sugli affari giudiziari.
Durante il suo intervento, il presidente ha evidenziato l’assenza dei rappresentanti della Fnsi, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, che ha scelto di disertare l’evento in segno di protesta contro la riforma in discussione. Secondo Bartoli, è necessario che il Senato ripensi a fondo la proposta per la riforma della diffamazione, che attualmente non dissuade in maniera efficace le cosiddette “liti temerarie” e potrebbe limitare pesantemente la libertà di stampa.
La situazione dell’informazione in Italia non sembra incoraggiante, con un mercato del lavoro giornalistico che offre compensi esigui, talvolta equiparabili più a delle elemosine che a vere retribuzioni, come sottolineato dallo stesso Bartoli. Questa circostanza appare ancora più grave considerando il rischio professionale che i giornalisti corrono quotidianamente, mettendo a repentaglio la propria vita per documentare eventi di grande rilevanza sociale e politica, dalle attività mafiose ai conflitti armati.
In questo contesto di sfide e di cambiamenti, emerge robusta l’esigenza che l’Italia proceda senza indugi verso un aggiornamento delle normative che regolano l’ambito giornalistico, soprattutto di fronte alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale.
Bartoli invoca un’alleanza tra vari attori chiave, tra cui il governo, il parlamento, le istituzioni regolatorie, gli editori, le nuove professionalità e i giornalisti, per riuscire a inserire l’Italia nel vasto e competitivo mercato internazionale della cultura e dell’informazione. Egli richiede una serie di misure, tra cui l’adozione di una “seria autoregolamentazione” che parta dalla trasparenza nell’uso dell’intelligenza artificiale – un appello che coglie nel segno nel momento in cui la tecnologia sta ridefinendo i confini della professione.
Il messaggio lanciato dal presidente dell’Ordine è chiaro e perentorio: è tempo di rinnovare il quadro legislativo per adeguarlo alle sfide contemporanee, proteggendo non solo i diritti dei lavoratori dell’informazione ma anche e soprattutto il diritto alla libera informazione, cardine inconfutabile di ogni società democratica.
