154 views 4 mins 0 comments

Architettura del Costruito, il restauro della Dogana di Avellino presentato a Napoli

In ATTUALITA', AVELLINO, CAMPANIA, NAPOLI
Giugno 24, 2026
Restauro della Dogana di Avellino: tra memoria storica e architettura contemporanea nel ciclo “Architettura nel costruito” a Napoli.

Napoli, ieri 23 giugno ha preso avvio il ciclo di incontri “Architettura nel costruito”, promosso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Napoli. Un programma che si propone come dispositivo critico di osservazione del rapporto tra progetto contemporaneo e preesistenze storiche, attraverso casi studio che attraversano le scale urbana, architettonica e tecnologica, interrogando il ruolo dell’architettura nella costruzione di nuove continuità tra memoria e trasformazione.   Curato dalla Soprintendente Paola Ricciardi e da Brunella Como, responsabile del Patrimonio Architettonico della Soprintendenza, il ciclo si configura come spazio di confronto pubblico sulla natura del progetto nel costruito, inteso  non come semplice intervento tecnico, ma come lettura stratigrafica dei luoghi e delle loro permanenze. Il primo incontro, ospitato nella Sala Carbonara di Palazzo Reale di Napoli, ha posto al centro il recente intervento di restauro e riqualificazione dell’Antica Dogana di Avellino, presentato dal prof. Giovanni Multari, dello studio  Corvino+Multari, insieme alla Soprintendente ABAP per le province di Salerno e Avellino Anna Onesti.  L’intervento, già concluso, si confronta con un edificio seicentesco segnato da una storia complessa e da una condizione di rovina seguita al devastante incendio del 1992. La strategia progettuale illustrata da Multari si fonda su una chiara distinzione tra permanenza storica e nuova costruzione: l’involucro murario originario viene assunto come dispositivo spaziale e testimoniale, mentre al suo interno si innesta una struttura contemporanea che non replica né mimetizza, ma rilegge criticamente le gerarchie spaziali esistenti. Il progetto si configura così come una vera e propria operazione di “ricomposizione per differenza”, in cui la materia superstite non viene cristallizzata ma resa nuovamente abitabile attraverso l’inserimento di elementi architettonici essenziali, capaci di attivare percorsi, soglie e nuove relazioni visive tra interno ed esterno. La Dogana torna così a essere organismo pubblico, attraversabile, restituito alla città non come reliquia, ma come infrastruttura culturale. Nel racconto di Multari, l’intervento assume il carattere di una misurazione precisa tra ciò che permane e ciò che può essere aggiunto: il nuovo non cerca continuità stilistica, ma costruisce una distanza controllata, in cui il vuoto diventa materia progettuale tanto quanto il pieno. Ne emerge un impianto che lavora sulla densità dello spazio più che sulla sua immagine, affidando alla luce, ai percorsi e alla percezione la costruzione del senso architettonico. Dopo i saluti istituzionali della Soprintendente Paola Ricciardi e del Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Napoli Lorenzo Capobianco, la discussione è stata coordinata da Brunella Como, in un dialogo che ha messo in evidenza il ruolo del progetto contemporaneo come strumento critico di interpretazione del patrimonio. L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia della Soprintendenza orientata alla promozione della cultura del progetto e alla diffusione di pratiche di tutela e valorizzazione capaci di tenere insieme conservazione e trasformazione, istituzioni e professione, nella consapevolezza che il costruito storico non è un dato concluso, ma un campo aperto di riscrittura.

di Mat. Lib.