L’evoluzione di una società sana e democratica poggia inevitabilmente sulle fondamenta dell’educazione civica e sulla promozione attiva dei valori di legalità, rispetto reciproco e cittadinanza consapevole. In questo contesto, l’evento “Giustizia a scuola, legalità”, tenutosi presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Ariano Irpino, rappresenta non un semplice incontro formativo, ma un luminoso esempio di come l’apprendimento possa trascendere le mura dell’aula scolastica per trasformarsi in un’esperienza viva, tangibile e profondamente significativa. Questa iniziativa, ideata e promossa con acume e dedizione dall’avvocato penalista Giovanni Pratola, merita un’analisi approfondita per il suo intrinseco valore pedagogico e il suo impatto potenziale sulle future generazioni. L’evento ha visto protagonisti gli alunni delle classi quinte A e B della scuola primaria “Giulio Lusi” – plesso Martiri, accompagnati dai loro docenti e dalla vice preside Maria Felice Grieci. La scelta di coinvolgere giovanissimi studenti è di per sé strategica e lungimirante. Proprio in questa fascia d’età, la mente è più ricettiva, la curiosità è al suo apice, e le prime impressioni su concetti complessi come la giustizia e le istituzioni possono plasmare in modo indelebile la loro visione del mondo e il loro futuro ruolo di cittadini. Non si è trattato di un’esposizione teorica e lontana, bensì di un’immersione pratica nel cuore della macchina della giustizia. L’opportunità per i bambini di assistere ad alcune udienze è stata l’elemento cardine dell’esperienza. Questa non è stata una mera osservazione passiva; è stata un’esposizione diretta a un microcosmo della società in cui le regole assumono concretezza e le decisioni hanno un peso reale. Vivere l’ambiente di un’aula giudiziaria, seppur in un contesto educativo e protetto, permette ai bambini di percepire la gravità ma anche la necessaria funzione delle procedure legali. È come vedere i meccanismi di un orologio finemente congegnato: si comprende che ogni ingranaggio, ogni ticchettio, ha una ragione d’essere e contribuisce al funzionamento dell’intero sistema. L’emozione di trovarsi in un luogo deputato alla risoluzione pacifica dei conflitti, alla tutela dei diritti e all’applicazione della legge, deve aver colpito nel segno, trasformando parole astratte in immagini vivide. Il momento successivo, dedicato al confronto e al dialogo, ha rappresentato il naturale coronamento dell’esperienza pratica. La possibilità di porre domande, di esprimere curiosità, di sciogliere dubbi con professionisti del settore (giudici, avvocati, funzionari, operatrici giudiziarie, se presenti implicitamente negli “operatori del settore”) è cruciale. Questo scambio ha permesso di umanizzare ulteriormente il concetto di giustizia, mostrando ai bambini che dietro le toghe e le procedure ci sono persone che lavorano quotidianamente per garantire l’ordine e l’equità. Ha favorito un dialogo partecipato, rompendo il distacco potenziale tra il cittadino e l’istituzione. In questo scambio, si può quasi immaginare uno studente porsi con genuina curiosità, mostrando un interesse così acceso da farlo sentire un vero e proprio “campione” della comprensione, un piccolo ricercatore della verità e della correttezza. Questa è una lezione che va ben oltre il codice penale; è una lezione di vita civica. Il ruolo dell’avvocato Giovanni Pratola, ideatore e promotore dell’evento, merita un riconoscimento speciale. La sua visione nel collocare questa iniziativa all’interno di un “più ampio percorso volto a diffondere tra i ragazzi i valori della legalità, del rispetto delle regole e della cittadinanza consapevole” sottolinea la sua profonda comprensione dell’importanza di un impegno costante e strutturato. Non si tratta di un evento isolato, ma di un tassello fondamentale di un progetto educativo più vasto, che mira a nutrire nel tempo la coscienza civica dei giovani.
dalla redazione

