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Bonito, Rotondi ricorda Covelli: “Don Alfredo viveva la politica come una vera passione”

In AVELLINO, CAMPANIA, POLITICA
Settembre 14, 2026
Il messaggio dell’ex ministro al sindaco di Bonito in occasione dell’intitolazione del corso principale ad Alfredo Covelli. “Un atto che colma una grave lacuna e restituisce alla memoria il legame con il suo paese d’origine”.

Ci sono assenze che, proprio perché accompagnate da un ricordo autentico, finiscono per rendere ancora più significativa una giornata. È questo il senso del messaggio che Gianfranco Rotondi ha voluto indirizzare al sindaco di Bonito in occasione della solenne intitolazione del corso principale del paese ad Alfredo Covelli.  Rotondi, invitato a partecipare alla cerimonia, non potrà essere presente a causa di un’imprevista esigenza familiare che lo trattiene a Milano. Ma ha voluto affidare a una lettera il proprio saluto e, soprattutto, una testimonianza personale su una figura che ha conosciuto da vicino e frequentato per anni.  “Ho avuto l’onore di conoscere e frequentare “don Alfredo”, come lo chiamavano a Bonito e come lo chiamavo anch’io”, scrive Rotondi, ricordando i quotidiani incontri alla Camera dei Deputati. Un luogo che Covelli continuò a frequentare fino alla fine della sua vita, anche quando non ne faceva più parte.  Ed è proprio in questa immagine che Rotondi individua uno dei tratti più autentici del politico bonitese: “Come accade a chi ha una vera passione per la politica”. Non soltanto un’attività istituzionale, dunque, ma una passione capace di accompagnare un uomo anche oltre gli incarichi e le cariche.  Il ricordo di Rotondi restituisce anche un lato più privato e umano di Covelli. Gli incontri non erano dedicati esclusivamente alla politica. “Parlavamo di politica, ma Lui amava anche parlare di calcio”, racconta con un sorriso l’ex ministro, aggiungendo che, su quell’argomento, “parlava solo Lui, non essendo io un esperto”.   Sono piccoli dettagli, ma forse proprio per questo particolarmente preziosi. Dietro il dirigente politico, dietro la figura pubblica e istituzionale, emerge il ritratto di un uomo capace di coltivare relazioni, passioni e conversazioni quotidiane.   L’intitolazione del corso principale di Bonito assume così, nelle parole di Rotondi, un significato che va oltre la semplice scelta toponomastica. “Ha fatto bene, Signor Sindaco, a colmare una grave lacuna”, sottolinea, riconoscendo all’Amministrazione il merito di aver voluto “perpetuare nella toponomastica il legame di Alfredo Covelli con il suo paese d’origine”.  Un legame che la nuova intitolazione rende visibile nello spazio pubblico e consegna, simbolicamente, alle generazioni future.   Rotondi non ignora le discussioni che hanno accompagnato la decisione dell’Amministrazione comunale. E proprio su questo punto sceglie parole nette: “Leggo che non tutti hanno condiviso la scelta dell’Amministrazione, e questo Vi fa ancor più onore”.   Un passaggio che conferisce alla sua lettera anche una precisa dimensione civile. La memoria pubblica, soprattutto quando riguarda protagonisti della storia politica, può suscitare opinioni differenti. Ma, secondo Rotondi, è proprio il confronto a rendere ancora più significativa una scelta che mira a preservare il rapporto tra una comunità e uno dei suoi figli più illustri.  Il messaggio si conclude con gli auguri per la cerimonia e con un affettuoso saluto alla famiglia Covelli, affidato al sindaco.   Al di là dell’impossibilità di essere presente, dunque, Rotondi ha scelto di esserci con le parole. Parole che non hanno il tono della celebrazione rituale, ma quello della memoria personale: il ricordo di “don Alfredo”, degli incontri alla Camera, delle discussioni politiche e persino delle interminabili conversazioni sul calcio.  Ed è forse proprio attraverso questi ricordi, più che attraverso le cariche ricoperte, che una figura pubblica continua a vivere nella memoria di chi l’ha conosciuta. L’intitolazione del corso principale di Bonito diventa così non soltanto un segno sulla mappa del paese, ma un modo per riaffermare un’appartenenza: quella di Alfredo Covelli alla sua terra d’origine e quella della sua terra a un figlio che, per una vita intera, rimase profondamente legato alla politica e alla comunità da cui era partito.

di Marco Iandolo