La prima uscita dei Leaders del Campo Largo ha riservato più problemi e perplessità che situazioni in positivo. Due manifestazioni con presumibili affiliati alla sinistra hanno impedito, ritardato e alla fine, con l’intervento mediatore e salvifico delle forze di polizia, riuscito a fare riprendere il comizio. I manifestanti sono rimasti con le loro idee e i leaders hanno rinviato ad altra occasione l’esposizione di un possibile programma per il nuovo governo. D’altronde quando si fa del populismo l’arma principale per ottenere consensi, è fatale restarne ingabbiati. Così si è sentito Conte che promette il voto ai sedicenni ma non dice come si possa riportare a votare i diciottenni. Una voce non stonata però si è sentita ed è stata quella del Sindaco di Napoli e Presidente dell’Anci Gaetano Manfredi, vero federatore del Campo Largo, e anima riformatore e progressista della coalizione di sinistra. Manfredi ha ricordato che la nascente coalizione non può non aggregare una componente di centro riformista che metta in equilibrio una coalizione che è sempre ispirata da chi la spara più grossa e che sui temi internazionali e riguardanti la difesa e la sicurezza si è sempre espressa non univocamente confermando che laddove si raggiunga il governo ci sarebbe solo il disaccordo e il caos tra i vari protagonisti. Manfredi giustamente si augura di federare al Campo Largo anche una componente di centro riformista. Il problema è che non si capisce quale possa essere questa componente: Renzi?. Molto difficile visto che la base lo odia e Matteo non rappresenta altro che uno sparuto movimento sempre al di sotto di eventuali percentuali minime di rappresentatività. I sorrisi e le foto di propaganda non riescono a far dimenticare i problemi enormi che sono all’interno del Campo Largo e che potrebbero esplodere alle più che certe primarie.
di Domenico Salerno

