All’interno dello spazio espositivo di 600 metri quadrati, i visitatori potranno ripercorrere i principali terremoti che hanno colpito l’Italia dall’inizio del Novecento.
L’Irpinia, con il suo patrimonio culturale e paesaggistico, diventa così laboratorio privilegiato di un modello di sviluppo basato sulla memoria e sulle comunità.
Tra le principali criticità denunciate dal movimento ci sono: la sanità allo sfascio, trasporti inefficienti, anziani e disabili trascurati, infrastrutture in degrado, mancanza d’acqua e campagne lasciate a sé stesse.