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Ferragosto, il mondo in continua evoluzione e il nostro diritto alla quiete

Mentre il mondo continua a correre tra crisi internazionali, tensioni politiche e nuove emergenze, Ferragosto ci ricorda il valore della lentezza, del silenzio e del tempo finalmente restituito a noi stessi.

Ci sono estati nelle quali il mondo sembra mettersi d’accordo per non andare in vacanza. Mentre sulle spiagge italiane si cercano un’ombra, un parcheggio e un tavolo libero per la cena, il pianeta continua a muovere le sue pedine su una scacchiera che non conosce Ferragosto. Lo stretto di Hormuz, quel sottile passaggio d’acqua attraverso il quale transita  una parte decisiva dell’energia mondiale, è diventato ancora una volta il simbolo della fragilità degli equilibri internazionali. Il traffico delle navi è fortemente rallentato e le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano alte, con accuse reciproche e nuove preoccupazioni per la sicurezza della navigazione.  E poi c’è Ceuta, porta d’Europa affacciata sull’Africa, dove nelle ultime settimane la pressione migratoria ha assunto dimensioni drammatiche. Dopo il tentativo di attraversamento di massa del 30 luglio, le autorità marocchine hanno rafforzato i controlli lungo il confine, mentre Madrid teme nuove mobilitazioni. Non è dunque tanto il “possibile sbarco” in sé a raccontare ciò che sta accadendo, quanto la possibilità che quella frontiera torni a essere teatro di un nuovo, disperato tentativo di attraversamento. Il mondo, insomma, non si è fermato. E nemmeno la politica italiana. A Roma il governo guidato da Giorgia Meloni prosegue il suo cammino, mentre la maggioranza è chiamata a dimostrare, anche dopo la pausa estiva, di possedere quella compattezza necessaria ad arrivare alla fine naturale della legislatura. L’autunno sarà inevitabilmente un banco di prova: economia, legge di bilancio, riforme, immigrazione, rapporti con l’Europa e gli equilibri interni alla coalizione torneranno al centro della scena. E, soprattutto, tornerà la parola che in Italia ha il potere di agitare anche le giornate più tranquille: elezioni. Il calendario naturale della legislatura porta verso il 2027, mentre nel centrodestra si sono già confrontate ipotesi diverse sulla possibile collocazione temporale del voto, dalla tarda primavera all’autunno. Nel frattempo il Parlamento sta lavorando anche su proposte di riforma della materia elettorale.  Ma oggi, 15 agosto, forse possiamo permetterci di guardare tutto questo da una distanza diversa. Una distanza di qualche metro. Quella che separa un ombrellone dall’altro. Ferragosto è una delle poche parole italiane capaci di evocare contemporaneamente una strada vuota in città, una coda interminabile sull’autostrada, un lido affollato, una montagna silenziosa, una tavola apparecchiata all’aperto e qualcuno che, invece di essere in vacanza, sta lavorando perché tutti gli altri possano esserlo.   Perché c’è un’altra Italia che Ferragosto non fotografa mai abbastanza. È quella dei camerieri che portano piatti sotto il sole, dei cuochi che accendono i fornelli quando gli altri cercano refrigerio, degli addetti agli alberghi, dei bagnini, dei tassisti, degli autisti, dei medici, degli infermieri, delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, dei lavoratori dei trasporti, dei tecnici, degli operatori dei servizi essenziali e di noi giornalisti. È’ Italia che non chiude. L’Italia che permette all’altra Italia di chiudere, almeno per qualche giorno, il computer, la porta dell’ufficio, l’agenda degli appuntamenti. A tutti loro va il nostro grazie. E agli altri, a quelli che finalmente possono fermarsi, va un invito forse più difficile di quanto sembri: riposatevi davvero. Non trasformiamo anche il riposo in una prestazione. Non dobbiamo necessariamente vedere tutto, fotografare tutto, visitare tutto, pubblicare tutto. Non dobbiamo tornare dalle vacanze con una collezione di tramonti da mostrare agli altri e nessun tramonto rimasto negli occhi. Rigenerarsi significa, qualche volta, non fare niente. Significa lasciare che una giornata abbia il tempo di diventare una giornata. Camminare senza una destinazione precisa. Fare una colazione lunga. Leggere poche pagine. Dormire. Parlare con qualcuno senza guardare continuamente l’orologio.  Guardare il mare fino a quando il mare smette di essere un paesaggio e diventa semplicemente mare. Abbiamo costruito una società che misura quasi tutto: produttività, velocità, risultati, obiettivi. Forse dovremmo recuperare anche una misura del contrario. La misura della lentezza. La misura della quiete. La misura del tempo inutilizzato. È per questo che Ferragosto, al di là delle polemiche, dei prezzi, del traffico e della politica, conserva qualcosa di profondamente italiano: l’idea che almeno per un giorno il tempo possa appartenere alle persone. E allora perché non celebrarlo scegliendo un’esperienza capace di restituirci proprio questa sensazione? A Positano, per esempio, una notte può diventare un piccolo teatro naturale: una degustazione sulla terrazza dell’ Hotel Marincanto, con la Costiera davanti agli occhi nell’attesa dei fuochi di mezzanotte. Una coppa sollevata verso il cielo, il rumore del mare, le luci che sembrano scendere dalle case fino all’acqua. Non occorre molto altro. Oppure si può scegliere la musica. Ad Avellino, domenica 16 agosto, Piazza Libertà ospiterà uno degli appuntamenti più importanti dell’”Estate in Città”: sul palco sono annunciati i The Colors, BigMama, Joseph, Frada e O’Tsunami. È una serata che mescola pop, rap e nuove generazioni, dentro una città che per Ferragosto ha costruito un cartellone di novanta appuntamenti. E poi c’è un altro modo, completamente diverso, di festeggiare l’estate: salire. Il Monte Vettore, nei Monti Sibillini, raggiunge i 2.476 metri e domina un paesaggio nel quale la montagna sembra avere ancora il potere di rimettere le proporzioni alle cose. Il percorso può condurre verso il rifugio Tito Zilioli e, con le varianti e le condizioni del sentiero, verso il Lago di Pilato, uno degli angoli più suggestivi del massiccio. Qui però la poesia deve lasciare spazio alla prudenza. Non è un’escursione da improvvisare. Alcuni tratti sono impegnativi, le condizioni dei sentieri possono cambiare e il Club Alpino Italiano segnala specifiche criticità per alcuni itinerari. Per un percorso da escursionisti esperti è quindi opportuno affidarsi a una guida qualificata e verificare prima della partenza lo stato effettivo dei sentieri. Salire, in fondo, può essere anche una metafora. Si parte dal basso con il peso delle cose quotidiane sulle spalle.  Poi, passo dopo passo, la città scompare, il telefono perde importanza, le notizie diventano lontane. A un certo punto rimangono soltanto il respiro, la roccia, il vento e il cielo. E allora forse si comprende una cosa molto semplice. Non  possiamo decidere quanto sarà agitato il mondo quando riapriremo i giornali. Non possiamo sapere quale sarà la temperatura della politica italiana a settembre, né quali saranno le alleanze, le candidature, le campagne elettorali e le sorprese che ci aspettano. Non possiamo aprire o chiudere lo stretto di Hormuz. Non possiamo risolvere, da una terrazza di Positano o dalla cima di una montagna, le tragedie che attraversano il Mediterraneo. Ma possiamo decidere con quale energia tornare ad affrontarle. Possiamo scegliere di non arrivare all’autunno già consumati. Perché il riposo non è una fuga dal mondo. È il modo con cui, qualche volta, troviamo la forza per tornarci. Buon Ferragosto a chi parte, a chi resta, a chi lavora, a chi aspetta qualcuno, a chi guarda il mare e a chi guarda la montagna. E soprattutto buon Ferragosto a chi, per qualche ora, riesce finalmente a non avere fretta.

di Giuseppe Di Giacomo

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