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Il 70% dell’8 per mille alla Chiesa Cattolica: Analisi della Ripartizione Finanziaria

In ECONOMIA
Luglio 11, 2024

Nel panorama fiscale italiano, l’otto per mille dell’IRPEF continua a giocare un ruolo significativo nella distribuzione delle risorse finanziarie destinate alle entità religiose e statali. Recentemente, il dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato dati che offrono uno spaccato interessante sull’aliquota dell’ottopermille relativa all’anno fiscale 2020, distribuiti ai vari enti nel corso del 2024.

La Chiesa Cattolica si conferma destinataria principale di questa quota, ricevendo quasi il 70% (precisamente il 68,59%) del totale, che si traduce in oltre 990 milioni di euro. Questa cifra notevole mette in luce non solo l’importanza storica e culturale della Chiesa in Italia, ma anche l’influenza persistente che essa mantiene nella società.

Al secondo posto troviamo lo Stato, che beneficia del 25,62% della somma totale, equivalente a circa 340 milioni di euro. Questa assegnazione supporta diversi programmi statali, da quelli sociali a quelli culturali, contribuendo al sostegno della comunità nazionale in vari settori.

Ben più distante si posiziona la Chiesa Evangelica Valdese, la quale riceve il 3,04% del totale, che corrisponde a circa 40 milioni di euro. Sebbene la quota possa sembrare modesta in confronto ai suoi diretti concorrenti, è tuttavia significativa per le dimensioni e l’impatto della comunità valdese in Italia.

Queste cifre non sono solo freddi numeri economici, ma riflettono una distribuzione di preferenze religiose e di solidarietà civica tra i contribuenti italiani. Infatti, la scelta dell’otto per mille non è obbligata ma volontaria, e ogni contribuente può decidere a quale entità destinare la propria quota.

L’analisi di tali dati suscita riflessioni sulla propensione degli italiani a sostenere non solo le proprie convinzioni religiose, ma anche il benessere generale della collettività tramite il sostegno finanziario allo Stato. È interessante osservare come, nonostante la crescita dell’indifferenza religiosa nell’Europa occidentale, in Italia la Chiesa Cattolica continui a ricevere una parte significativa di questo tipo di sostegno finanziario.

Guardando avanti, sarà curioso vedere come queste tendenze evolveranno con il cambiamento delle generazioni e l’eventuale variazione delle loro priorità e valore loro attribuito alla religione pubblica rispetto ai servizi statali diretti. Inoltre, l’emergere di realtà sociali e spirituali diverse potrebbe influenzare future distribuzioni.

In conclusione, i dati sull’otto per mille rivelano non solo scelte economiche, ma anche un quadro vivido delle priorità socioculturali in Italia, offrendo uno spunto di riflessione sull’interconnessione tra le scelte fiscali individuali e le grandi strutture socioreligiose del paese.