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Il nuovo PUC di Sturno punta su paesaggio, rigenerazione e alta velocità

Tra tutela del paesaggio e nuove infrastrutture, il Comune irpino sceglie un modello di sviluppo fondato su rigenerazione urbana, riduzione del consumo di suolo e rilancio strategico della Valle Ufita.

Nel lessico contemporaneo della pianificazione territoriale, il nuovo Piano Urbanistico Comunale adottato dal Comune di Sturno sembra voler archiviare definitivamente la stagione dell’espansione edilizia come misura automatica dello sviluppo. Con la deliberazione di Giunta n. 42 del 25 maggio 2026, l’amministrazione guidata dal sindaco Vito Di Leo sceglie infatti una traiettoria diversa: un urbanismo di sottrazione, rigenerazione e riequilibrio, costruito sull’idea che il futuro delle aree interne passi più dalla qualità territoriale che dalla quantità edificatoria. Il nuovo PUC, adeguato al PTCP della Provincia di Avellino, si colloca dentro un quadro normativo regionale profondamente mutato, dove il contenimento del consumo di suolo, la tutela del paesaggio rurale e la resilienza ambientale diventano principi strutturali della pianificazione. Non è un dettaglio tecnico, ma un cambio culturale. In un’epoca in cui molti piccoli comuni del Mezzogiorno continuano a convivere con previsioni urbanistiche sovradimensionate rispetto alle reali dinamiche demografiche, Sturno sceglie invece di ridurre le aree trasformabili, recuperare il patrimonio esistente e rafforzare la propria matrice agricola e paesaggistica. La cifra più interessante del piano risiede proprio in questa tensione tra tutela e trasformazione. Da un lato il disegno urbanistico recepisce i principi del nuovo Piano Paesaggistico Regionale della Campania e valorizza la rete ecologica, le aree agricole strategiche e la mitigazione dei rischi idrogeologici e sismici; dall’altro riconosce che la Valle Ufita sta entrando in una fase infrastrutturale senza precedenti, destinata a ridefinire gli equilibri territoriali dell’Irpinia interna. La futura stazione Hirpinia dell’alta capacità Napoli–Bari, il polo logistico della Valle Ufita, il rafforzamento della direttrice Lioni–Grottaminarda e il sistema industriale della Fondovalle diventano così non soltanto infrastrutture, ma dispositivi territoriali capaci di modificare gerarchie, accessibilità e funzioni produttive. In questo scenario, il nuovo PUC tenta un’operazione complessa: intercettare le opportunità economiche generate dalla nuova geografia infrastrutturale senza sacrificare l’identità ambientale del territorio. Interessante anche il metodo adottato. Le 85 manifestazioni di interesse presentate da cittadini e operatori locali hanno restituito, secondo quanto emerge dal procedimento istruttorio, una domanda diffusa di riduzione delle previsioni edificatorie e di retrocessione urbanistica delle aree non attuate. Un dato non scontato, che racconta come nelle aree interne la qualità del paesaggio e la sostenibilità stiano diventando valori percepiti anche socialmente, oltre che normativamente. Il lavoro progettuale coordinato dall’architetto Antonio Verderosa, con il supporto scientifico dell’Università degli Studi di Salerno e del Laboratorio di Urbanistica diretto dal professor Michele Grimaldi, restituisce dunque l’immagine di una pianificazione che prova a riallineare il progetto urbano alle condizioni reali dei territori contemporanei: meno espansione, più rigenerazione; meno consumo di suolo, più infrastrutture intelligenti; meno rendita, più paesaggio. Per Sturno, piccolo comune dell’Irpinia interna, il nuovo PUC rappresenta così qualcosa di più di un aggiornamento tecnico-amministrativo. È il tentativo di definire una nuova postura territoriale: rurale ma connessa, conservativa ma non immobile, periferica ma strategicamente collocata dentro le trasformazioni che attraverseranno la Valle Ufita nei prossimi anni.

di Giuseppe Di Giacomo