La segreteria del Partito Democratico italiano ha espresso una dura condanna nei confronti dell’approccio diplomatico del governo Meloni verso l’Egitto, in particolare sul trattamento della vicenda che concerne il caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso nel paese nordafricano nel 2016.
Attraverso dichiarazioni rilasciate da Elly Schlein, il PD ha segnalato la sua decisa opposizione a qualsiasi forma di cooperazione con regimi che non adempiono ai doveri di trasparenza e giustizia, soprattutto in questioni così delicate e dolorose come quella che riguarda la morte di Regeni. Le parole della segreteria PD arrivano in seguito alle affermazioni rilasciate dalla Premier Giorgia Meloni, nel corso della sua visita in Egitto: Meloni aveva infatti dichiarato di non essere in linea con le posizioni del PD, suscitando le reazioni della Schlein.
Il nodo centrale della critica espressa dal PD reposa sul mancato impegno del governo italiano attuale nel richiedere all’Egitto responsabilità e collaborazione per ottenere giustizia nel caso Regeni. La Schlein ha ribadito che da Al Sisi si dovrebbero pretendere i recapiti dei quattro agenti dei servizi segreti egiziani imputati nel processo per le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, ma finora ciò non è avvenuto.
La posizione espressa dalla Schlein si inserisce in un contesto di già note tensioni diplomatiche tra Italia ed Egitto, la cui relazione è stata fortemente intaccata dall’omicidio di Regeni e dalla conseguente accusa di mancata collaborazione nei confronti delle autorità egiziane. La vicenda continua a essere un punto nevralgico lacerante per la diplomazia italiana, con frange politiche interne che sollecitano una presa di posizione più ferma nei confronti del paese nordafricano.
Il caso di Giulio Regeni resta una ferita aperta nella società italiana e una prova delicata per le relazioni internazionali dell’Italia, soprattutto in virtù dei vari interessi economici e geopolitici che legano i due paesi. La nuova tensione sorta riaccende il dibattito su come bilanciare le esigenze di giustizia e verità con quelle diplomatiche e pragmatiche, soprattutto in una fase di contenzione geopolitica e di rinnovati interessi energetici nel Mediterraneo.
