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Il Tesoro si prepara a vendere fino al 13% di Poste, lo Stato al 51%

In ECONOMIA
Marzo 27, 2024

In un clima di attenta pianificazione finanziaria, il Ministero dell’Economia ha delineato le coordinate per la cessione di una quota non trascurabile di Poste Italiane. Si prevede infatti che il Tesoro possa mettere sul mercato fino al 13% del proprio pacchetto azionario, con l’obiettivo di mantenere saldo il controllo statale al 51%. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato che ogni decisione sarà presa con l’intento di “massimizzare” il ritorno economico per lo Stato.

L’operazione, che s’inscrive in un arco temporale triennale (2024-26) come parte del più ampio Piano di dismissioni della Nadef, valutato circa 20 miliardi, non mira a perdere il controllo strategico pubblico che attualmente si attesta al 64%, di cui il 29% tramite il Mef e il 35% indirettamente attraverso la Cdp. Il Mef, scendendo al 51%, guadagnerebbe da questa cessione del 13% una cifra vicina ai 2 miliardi di euro. L’incasso totale stimato dalla cessione dell’intero 29% invece ammonta a circa 4,4 miliardi, ma il ministro ha sottolineato come il risultato finale sarà strettamente legato al momento di entrata sul mercato.

Giorgetti ha sottolineato l’importanza di non adottare una prospettiva meramente contabile, invitando a considerare anche l’impatto positivo che operazioni simili possono avere su fiducia e appetibilità dell’Italia per gli investitori internazionali, incidendo favorevolmente su spread e costi del debito.

Sia dalla parte del Governo sia dalla stessa azienda, si danno rassicurazioni riguardo l’impatto dell’operazione: non si prevedono ripercussioni negative per ciò che concerne l’occupazione o il piano strategico al 2028 già delineato da Poste Italiane. L’amministratore delegato Matteo Del Fante ha anzi escluso qualsiasi ipotesi di chiusura di uffici postali o influenze nelle politiche di acquisizione in futuro.

Le risorse finanziarie generate da questa dismissione contribuiranno a una riduzione del debito pubblico, generando un potenziale risparmio annuo di circa 200 milioni di euro in termini di spesa per gli interessi. In questo modo, la manovra non appare solo come una semplice operazione di cassa, ma si inserisce in un più vasto schema di ristrutturazione del portafoglio statale volto a ottimizzare e rinforzare la situazione economica del Paese nel medio termine.